Per chi non sapesse cosa sono i Cip6, faccio un breve riepilogo: si tratta di un incentivo statale, preso direttamente dalle nostre bollette, che dovrebbe finanziare l’energia prodotta da fonti rinnovabili e che per anni, anomalia tutta italiana, è andato a finanziare invece l’energia prodotta dagli inceneritori e dagli scarti della produzione petrolifera. Miliardi di euro che sono stati indebitamente sotratti allo sviluppo delle energie pulite, grazie all’introduzione nel decreto legislativo di una subdola parolina: “assimilate”, tra le quali rientravano appunto inceneritori e porcherie di cui sopra. Ora, dopo una battaglia durata anni, e condotta da tutte le forze sane del paese, i Cip6 hanno smesso di essere “deviati”. Dove voglio arrivare? Semplice. I Cip6 sono stati reintrodotti ieri (solo per i casi sotto specificati) grazie a un’ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri affinché si proceda più rapidamente alla realizzazione degli impianti di termodistruzione o di gassificazione che saranno realizzati nei territori del comune di Acerra, Santa Maria la Fossa e della provincia di Salerno. Questo dopo che la gara per la costruzione dell’inceneritore di Acerra era stata praticamente disertata da tutti, anche dalla A2A, la superutility nata dalla fusione tra l’Aem Milano e l’Asm Brescia, che l’aveva giudicata non conveniente. A cosa siamo di fronte? Innanzitutto a una violazione delle norme nazionali e comunitarie e soprattutto a una beffa per tutti i cittadini onesti. Per un approfondimento leggi La Nuova Ecologia.