No alla vendita dei beni confiscati. Antimafia sociale a rischio
Martedì, Dicembre 22nd, 2009
Foto a.marsala.it Ci sono pure belle storie, in Ecomafia 2009. Storie di riscatto sociale, di cittadini che si riappropriano del territorio e affermano i principi di legalità e di giustizia. In Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Campania e in ogni altra regione d’Italia.
È esattamente ciò che è successo a Trapani, in un cementificio che è stato nelle mani di Cosa Nostra, che è servito ad arricchire i forzieri del clan che fa capo al super latitante Matteo Messina Denaro.
Un cementificio che, grazie alla legge 109 del 1996 e all’impegno dell’ex prefetto Fulvio Sodano, di Libera e Legambiente, è stato affidato a una cooperativa formata dagli stessi lavoratori, la Calcestruzzi Ericina Libera: uno dei tanti casi di riutilizzo sociale dei beni sottratti alle mafie.

“Niente regali alle mafie. I beni confiscati sono cosa nostra”. E’ con questo gioco di parole che Libera, attraverso le parole del suo presidente Don Luigi Ciotti, chiede a tutti di firmare un appello per fermare l’azione del Governo, che con l’ultima Legge Finanziaria intende mettere in vendita i beni confiscati alle mafie che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi.
Si è tenuta il fine settimana scorso a Roma la terza edizione di “Contromafie. Stati generali dell’antimafia”, la manifestazione nazionale organizzata da Libera, l’associazione contro le mafie guidata da Don Luigi Ciotti, a cui hanno partecipato circa 2.500 persone giunte da tutt’Italia, ma anche dal resto d’Europa, dalla Russia, dal Messico, dalla Colombia, dall’Ecuador e dal Brasile.
Non sarò certo io a descrivere la grandezza del progetto 


