Tra smartphone e social network siamo tutti spiati
Martedì, Novembre 8th, 2011
Il fatto che noi tutti singoli cittadini siamo rintracciabili in ogni momento non è una novità, ma è davvero incredibile quanto precise siano le informazioni che satelliti, Internet e dispositivi di localizzazione possono raccogliere sui nostri spostamenti.
Raccontiamo oggi una storia ripresa da un quotidiano tedesco, che ci mostra la mappatura di tutti i movimenti di un politico dei Verdi tedeschi nell’arco di sei mesi: a voi le conclusioni, e buona lettura!
“Il politico tedesco Malte Spitz ha citato in giudizio il gigante delle telecomunicazioni tedesco Deutsche Telekom per avere raccolto più di sei mesi di dati dal suo telefono, che poi ha messo a disposizione della testata giornalistica Zeit Online. La geolocalizzazione è stata poi combinata con le informazioni relative alla sua vita come politico, come i feed di Twitter, i blog e i siti web visitati, il che è tutto liberamente disponibile su Internet.
Seguendo questo link alla pagina dello Zeit Online e premendo il tasto play, si parte per un viaggio attraverso la vita Malte Spitz. Il regolatore di velocità consente di regolare la velocità del viaggio, il pulsante di pausa vi permetterà di fermarvi in punti interessanti. Inoltre, un calendario in basso mostra il momento in cui Spitz si trovava in una posizione particolare, e può essere utilizzato per soffermarsi su un periodo di tempo specifico. Ogni colonna corrisponde ad un giorno. Leggi tutto

A partire dalla mezzanotte di oggi (mercoledì) anche i blog dicono no alla Legge bavaglio, che a partire da domani arriva alla Camera per conoscere poi il proprio destino.
Vignetta di Vauro. E’ passato ieri al Senato il Ddl intercettazioni, quello che se passerà prossimamente anche alla Camera, diventerà la cosiddetta Legge bavaglio. Un provvedimento che definire scandaloso pare un morbido eufimismo.
L’hanno definita legge ammazza-internet, nasce dalla costola destra del Ddl Alfano contro le intercettazioni, e oltre a mettere in pericolo il lavoro di giornalisti e magistrati, mina dalle fondamenta la libertà d’informazione su Internet.


