La “melma” di Marghera
Mercoledì, Novembre 7th, 2007
Mi porto dietro sin da ragazzino una certa passione per la fantascienza e devo dire che la lettura di Melma di Eraldo Baldini mi ha riportato indietro nel tempo, tra memorie bradburyane e richiami cinematografici sul modello “Pianeta delle scimmie”. Non che in Melma ci sia niente di tutto questo, ma la lettura è figurativa, e le figure che mi ha evocato sono queste. Detto ciò, la Marghera 2050 di Baldini è sicuramente un luogo immaginario; un luogo dove sono inquinati il suolo, l’aria, l’acqua, gli organismi viventi e le persone, ma allo stesso tempo un luogo pieno di tante realtà possibili. Sarebbe lungo infatti, descrivere la storia di questo centro industriale, e le vicissitudini - per le quali nessuno ha pagato - legate alle industrie chimiche, ma una cosa è chiara: così non si può andare avanti. Non può farlo Marghera, ma lo stesso discorso vale per l’industria chimica in genere. Policlorbifenili (PCB), DDT, DDE, esaclorobenzene, diossine e furani: sono questi i veleni che questo modello industriale rappresenta. Nomi, che solo a pronunciarli vengono i brividi. Le attività industriali di Porto Marghera sono responsabili infatti della maggior parte dell’inquinamento della Laguna di Venezia e se i piani di conversione spesso annunciati - ma mai realizzati - non saranno messi in atto, la Marghera di Baldini rimarrà sì frutto di fantasia letteraria, ma anche un monito inquietante sul nostro futuro prossimo. Per maggiori info visita Marghera Online. Foto Flickr.




