Il vento porta farfalle o neve. Intervista a Francesco Aloe
Come vi avevo anticipato nei giorni scorsi, esce oggi in tutte le librerie d’Italia “Il vento porta farfalle o neve”, il nuovo VerdeNero Noir firmato da Francesco Aloe.
Si tratta certamente di un’esperienza nuova sia per noi di VerdeNero, che per la prima volta pubblichiamo il testo di un esordiente, sia per Francesco, al varco dell’editoria.
Il tema è ispido, si parla della tragedia del Moby Prince attraverso le vicissitudini di un killer della ‘ndrangheta. Ma se volete saperne di più leggete l’intervista dopo il continua.
Ciao Francesco. Cosa prova un autore giovane come te nell’essere parte di un progetto come VerdeNero?
In primis, soddisfazione. Ho scritto questo romanzo pensando che avrebbe conservato intatto il suo senso solo se pubblicato da VerdeNero, e sono stato sfacciato a proporlo sapendo che finora VerdeNero aveva pubblicato solo grandi nomi, e mai esordienti. Ma l’idea è piaciuta, il libro anche, ed eccomi qua. L’emozione è tanta, da lettore ho sempre apprezzato questa collana, che contribuisce in modo decisivo a mantenere vivo il ruolo sociale che la letteratura porta con sé. Da autore la sto apprezzando ancor di più. Non immaginavo ci potesse essere tanta umanità nel mondo dell’editoria.
“Il vento porta farfalle o neve”. Perché questo titolo?
A differenza di quello che suggerisce il titolo, l’ambientazione del romanzo è estiva. La neve è intesa come depurazione, e leggendo il romanzo il lettore capirà il perché. Ho voluto poi giocare con il contrasto tra la delicatezza delle farfalle e la violenza emozionale della morte. Il killer protagonista del romanzo vede farfalle poco prima di vedere dei morti. L’augurio è che neve e farfalle non arrivino mai insieme.
Fratello, killer della ‘ndrangheta e protagonista del libro, parte per il Marocco sulle tracce di una vittima, ma finisce per scoprire i segreti che legano il Professore a uno dei più grandi scandali della storia italiana, la tragedia del Moby Prince. Si può definire la vicenda di Fratello una sorta di viaggio negli inferi terrestri?
Sì, ed è paradossale che il fratello venga a conoscenza di questa triste vicenda italiana viaggiando e trovandosi all’estero. E’ la dimostrazione che una tragedia così non è circoscritta a un luogo, ma ti segue, e prima o poi dovrai farne i conti, anche come semplice cittadino. Solo quando tutti si sentiranno coinvolti nelle ingiustizie del presente o della storia riusciremo ad avere la forza giusta per evitare che chi ha sbagliato si ritrovi ancora a governare le nostre vite.
Il 10 aprile ricorre l’anniversario della tragedia del Moby Prince. Hai dedicato il tuo libro alle 140 vittime “uccise”, ma la magistratura ha archiviato pochi mesi fa l’inchiesta bis. Pare proprio che sia qualcosa che non torna…
Ce ne sono tante di cose che non tornano. Ho impiegato circa un anno per sintetizzare le incongruenze principali.
I pesci hanno occhi laterali e per orientarsi usano la ferritina. Credi che così come a Nino, compagno di avventure di Fratello, serva a tutti noi un po’ di ferritina per orientarsi meglio in queste vicende assurde?
L’uomo ha bisogno di un tipo di ferritina particolare, che a volte può assumere la forma di un libro, di una canzone, di uno spettacolo teatrale. L’importante è non farla sparire perché i pesci senza ferritina muoiono, sono destinati a estinguersi. Un popolo senza conoscenza non può fare fine migliore e rischia di sparire senza rendersene conto.
Il 10 aprile prossimo sarai a Livorno a presentare il libro di fronte ai famigliari delle vittime. Che cosa si può dire a persone che da vent’anni aspettano giustizia?
L’unica cosa che posso dire loro è che non tutti li hanno dimenticati. C’è ancora qualcuno che a distanza di anni si indigna e pretende giustizia. Nessuno si può immedesimare nel loro dolore, e spero che nessuno pretenda di farlo. E’ impossibile conoscere lo stato d’animo di chi non solo ha perso un figlio, i genitori o una sorella nel modo peggiore, ma ha dovuto subire anche anni di risposte attese invano, colpevoli rimasti ai loro posti e tentativi di cover up senza precedenti in Italia. La loro solitudine è uno schiaffo morale devastante. Spero che questo libro possa attenuare, anche solo per un attimo, la loro sensazione di abbandono.
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Giugno 6th, 2011 at 11:36 pm
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