Navi dei veleni, nuove rivelazioni di Greenpeace
Foto Greenpeace. Proprio mentre si sta svolgendo a Riccione l’ennesima edizione del Premio Ilaria Alpi, Greenpeace ha pubblicato un dossier dedicato alle navi dei veleni dal quale emergono fatti nuovi e inquietanti.
Vi ricordate sicuramente la vicenda del relitto ritrovato a largo di Cetraro diversi mesi fa che, secondo le rivelazioni del pentito Francesco Fonti, sarebbe stato quello della Cunski, nave carica dei veleni affondata in quelle acqua nei primi anni 90.
Rivelazioni confermate prima dalle ispezioni effettuate dalla Regione Calabria, ma poi smentite dalla Mare Oceano, la nave impiegata dal Ministero dell’ambiente nelle acque calabresi per scoprire la verità. Sembra infatti che il relitto fosse quello del Catania, affondato durante la prima guerra mondiale da un uboat. Ma pare che, come già ipotizzato, la questione non sia così semplice.
Sono molti infatti i dubbi portati alla luce da Greenpeace attraverso il suo rapporto intitolato “The Toxic Ships”. Innanzitutto perché la missione di riconoscimento del relitto è stata affidata alla Mare Oceano?
Secondo quanto riporta l’associazione ambientalista la nave sarebbe di proprietà del gruppo armatoriale Attanasio, uno dei cui esponenti è stato coinvolto nel “Caso Mills-Berlusconi”.
Inoltre “il governo italiano avrebbe respinto l’offerta da parte del Ministero della difesa britannico di mezzi e personale tecnico altamente qualificati (e a quanto pare meno onerosi in termini economici di quelli della Mare Oceano). Questa informazione non è mai stata resa pubblica. Come i termini del
contratto con la nave del gruppo Attanasio”.
Greenpeace ha pubblicato anche delle foto inedite scattate in Somalia nel 1997, che testimoniano il traffico di rifiuti e armi verso il paese africano. Lo stesso traffico su cui stava indagando Ilaria Alpi a Mogadisco insieme all’operatore Miran Hrovatin e che gli è costato la vita.
Di conseguenza le richieste di Greenpeace al Governo Italiano sono: che si crei un coordinamento tra le autorità investigative, che venga fatto un censimento delle attività già effettuate per la ricerca dei relitti delle “navi dei veleni” e l’esecuzione di un eventuale, successivo piano per identificare e rimuovere quanto più possibile i relitti pericolosi.
Vi ricordo che c’è la possibilità di firmare l’appello Noi vogliamo verità e giustizia. Noi chiediamo verità e giustizia per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sul sito del premio dedicato alla giornalista italiana.
Scarica il rapporto di Greenpeace
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