Ecomafia 2010. Intervista a Sebastiano Venneri
Mentre il Governo dà praticamente il via al terzo condono edilizio con una vera e propria sanatoria, è in procinto di uscire Ecomafia 2010, il rapporto annuale di Legambiente pubblicato dalla nostra casa editrice.
In attesa dell’uscita ufficiale - 9 giugno - e della presentazione a Roma - 4 giugno - vi propongo un’intervista a Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente.
Preferisco non anticiparvi niente perché è stata una lunga chiacchierata piena di spunti interessanti. Ve la potete gustare tutta dopo il continua.
Nel 2009 il fatturato delle ecomafie, anche se di poco, è cresciuto rispetto al 2008: com’è possibile che ciò sia avvenuto in un momento in cui quasi tutti gli indicatori economici segnano un ribasso?
Già l’anno scorso il fatturato totale dell’ecomafia fece registrare il suo picco in un periodo di grande depressione economica mondiale. In realtà potrebbe esserci addirittura una correlazione fra i due fenomeni, immaginando che proprio in periodi di crisi economica cresca il numero delle aziende che trovino più conveniente rivolgersi alla criminalità organizzata, ad esempio per smaltire i propri rifuiti tossici o per approvigionarsi di materiali e servizi nel settore dell’edilizia. Nei periodi di crisi insomma anche le imprese tirano la cinghia risparmiando sul corretto smaltimento o sulla qualità dei materiali a tutto vantaggio di chi detiene il monopolio di queste attività.
Le ecomafie sono sempre più forti al Nord e nel Lazio. Cosa sta a significare questo dato?
Vuol dire che non esistono più zone franche nel nostro Paese, che non ci sono più isole felici e che le mafie vanno dietro agli affari e alla geografia economica del Paese. Il Lazio è da tempo che si stava segnalando nella nostra particolare classifica per una certa effervescenza, fino all’exploit di quest’anno che la lancia al secondo posto dopo la Campania. La vicenda Fondi, quella del lago di Paola nel parco nazionale del Circeo, sono solo due aree nelle quali è più evidente l’espansione della camorra, con i suoi metodi, i suoi uomini e i suoi affari.
RAEE, supermercati, smaltimento illegale degli pneumatici usati, eolico: sono questi i “nuovi settori” in cui le ecomafie si sono infiltrate. Quali sono i rischi in cui rischiamo di incorrere?
Il rischio è che gli strumenti di indagine, le capacità di intelligence non tengano dietro ai nuovi territori dell’ecomafia. Quando sono stati svelati gli interessi della mafia sul ciclo dei rifiuti gli investigatori hanno dovuto fare un lavoro di alfabetizzazione per prendere le misure nei confronti di una materia assolutamente nuova. Lo stesso dovrà accadere con questi nuovi affari nell’agenda della mafia.
Il calcestruzzo depotenziato è uno dei temi forti di Ecomafia 2010: anche in questo caso quali sono i rischi?
Già dall’anno scorso abbiamo messo in guardia nei confronti di questo fenomeno. Proprio in quarta di copertina del Rapporto Ecomafia dello scorso anno abbiamo riportato l’intercettazione fra due imprenditori che lavoravano alla costruzione di una scuola a Bova, in Calabria, e si davano consigli sulla riduzione di quantità di cemento da effettuare nell’impasto del calcestruzzo. Lo scorso anno ci sono state numerose inchieste, da quella per l’Ospedale di Agrigento al monitoraggio che ha portato all’evacuazione di quello di Trento, che hanno evidenziato le dimensioni del fenomeno. Del resto ci sono alcune aree del Paese nelle quali la produzione del calcestruzzo è completamente nelle mani della criminalità organizzata che, di conseguenza, non solo decide del prezzo del prodotto, ma anche della sua qualità. Basti pensare che in provincia di Trapani circa il 90% della produzione di calcestruzzo oggi è in mano allo Stato, che ha provveduto a sequestrare e confiscare imprese alla mafia. Ciò vuol dire che fino a qualche mese fa l’intero ciclo del calcestruzzo in quella zona era in mano alla criminalità organizzata. Da tempo chiediamo al Ministero delle Infrastrutture una straordinaria operazione di monitoraggio su alcune tipologie di opere pubbliche costruite nel corso degli ultimi trent’anni per verificarne la solidità.
Da Ecomafia 2010 emerge con chiarezza il ruolo determinante dei “colletti bianchi”. Come agiscono?
Molto spesso si tratta di personaggi insospettabili: faccendieri, imprenditori d’assalto, dipendenti pubblici o di imprese private, un livello nuovo di criminalità organizzata che si nasconde dietro funzioni e attività professionali. Sono diventati ormai un solido anello nella catena del malaffare, soprattutto per quanto riguarda lo smaltimento illecito dei rifiuti, quelli che tengono i rapporti fra le imprese del settore e quelle legate alla malavita. Un caso esemplare è quello di Mario Chiesa, l’imprenditore che dette il via a Mani Pulite e che, secondo gli inquirenti, avrebbe trovato un’attività più redditizia nel traffico dei rifiuti in Lombardia.
Cosa fare per contrastare l’attività delle ecomafie? Informazione, repressione, cultura: e poi?
Queste attività sono importantissime. Borsellino faceva riferimento all’importanza dell’opinione pubblica nella lotta alla mafia e al ruolo che il mondo della cultura ha avuto in questo processo. Un lavoro come Gomorra, ma anche la satira di Cetto Laqualunque o la Piovra di Placido hanno avuto un ruolo fondamentale a far crescere un sentimento diffuso nell’opinione pubblica di ostilità nei confronti di un fenomeno, la mafia, che ha sempre cercato il consenso della popolazione. Informare e raccontare l’ecomafia è un lavoro quindi assolutamente fondamentale. Accanto a questo operiamo in numerose attività sul territorio, spesso collaborando con le forze dell’ordine e le istituzioni negli Osservatori locali sul fenomeno dell’ecomafia, raccogliendo le segnalazioni dei cittadini, verificandole e inoltrandole alle autorità preposte alle indagini. E’ un lavoro prezioso, a detta delle forze dell’ordine e delle Procure, che cerchiamo di fare con la competenza e la passione che ci caratterizzano.
Tra le storie (tante, purtroppo) raccontate in Ecomafia 2010, ce n’è qualcuna particolarmente emblematica dell’arroganza e del cinismo che contraddistinguono l’operato degli ecocriminali?
Purtroppo ce ne sono diverse, mi vengono in mente in particolare alcune delle quali siamo venuti a conoscenza grazie alle intercettazioni telefoniche, uno strumento importantissimo nella lotta all’ecomafia che purtroppo in questi giorni rischia di essere ridimensionato nella sua efficacia. Del primo abbiamo già parlato, era il dialogo tra due boss della mala reggina che costruiscono una scuola barando sulla qualità del calcestruzzo e uno dei due suggerisce all’altro di utilizzare meno cemento e più sabbia nell’impasto. L’altro risponde che in questo modo si sarebbe rischiato di bruciare la pompa idraulica. Nessuno dei due era sfiorato dall’ombra del rimorso a pensare ai bambini che avrebbero frequentato quella scuola. Come nessuno si è preoccupato per i bambini che hanno frequentato le scuole di Crotone costruite sopra i rifiuti tossici dell ex Pertusola e le ceneri dell’Ilva di Taranto. L’inchiesta in quel caso passò anche da uno screening sui capelli dei bambini nei quali sono state ritrovate significative tracce di arsenico.
Tags: ecomafia, Ecomafia 2010, Rifiuti, speculazione edilizia





Giugno 4th, 2010 at 6:09 pm
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