Ambiente Italia 2010, un paese che può crescere ancora molto

Foto nikondeza. Tante ombre e qualche sprazzo di luce che però non fa sistema, è questo il quadro del nostro paese che emerge da Ambiente Italia 2010, l’annuario curato dall’Istituto Ambiente Italia per Legambiente e pubblicato da Edizioni Ambiente.

Otto indicatori (energia, rifiuti, trasporti, acqua, cave, aree protette, consumo di suolo e dissesto idrogeologico) per delineare lo stato di salute del nostro ambiente, partendo però dal quadro regionale, e non certo casualmente, visto che nel mese di marzo si terranno le elezioni regionali in tutta Italia.

Lunedì mattina sono stato alla presentazione presso la sede nazionale di Legambiente e vi voglio raccontare cosa è emerso dall’incontro.


Aumenta innanzitutto il divario fra Nord e Sud, soprattutto nei settori che richiedono interventi da parte della pubblica amministrazione (mobilità, rifiuti ecc.) anche se non bisogna commettere l’errore di pensare alle Regioni - che siano del Nord o del Sud - come a un tutt’uno.

Esistono infatti delle eccellenze al Sud e in generale delle forti differenze fra regione e regione che non dipendono da condizioni oggettive, ma da scelte politiche e individuali. Basti pensare al caso della Puglia, dove ci sono installazioni di solare fotovoltaico due volte sopra la media nazionale, o al Trentino, dove il fotovoltaico installato è ben quattro volte quello nazionale, ma non può essere certo giustificato dalla forte irradiazione solare, visto che parliamo della regione più a Nord d’Italia.

Nel ritardo generale del Sud si riscoprono eccellenze proprio dove meno ce se le aspetta. E’ il caso della Campania che risulta essere l’unica regione ad aver investito concretamente nei trasporti pubblici o la Sardegna dove durante l’amministrazione Soru si è passati dal 3% di raccolta differenziata al 38%.

A livello politico il ruolo delle Regioni è fondamentale anche se, come nel caso del Piano casa, non può sostituire l’azione di Governo. Dove infatti quest’ultimo delega completamente alle amministrazioni regionali il rischio è che si crei un mosaico estremamente differenziato e di difficile gestione soprattutto da parte delle piccole imprese.

Nel caso del nucleare le Regioni (addirittura undici) hanno svolto un importante ruolo di opposizione rispetto alle politiche nazionali portando di fronte alla Corte costituzionale il provvedimento del governo per la scelta dei siti sul quale l’organo della repubblica si dovrà presto pronunciare.

Per quello che riguarda il “burden sharing” le Regioni, invece, avranno un ruolo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di energie rinnovabili fissati dall’Unione europea per il 2020 anche se finora il tavolo convocato dal Governo non ha portato a termine i propri lavori. La quota assegnata a ogni singola regione sarà fondamentale anche per la definizione del piano nazionale che l’Italia dovrà presentare a Bruxelles entro il giugno prossimo.

Secondo Edo Ronchi, presidente della Fondazione sviluppo sostenibile, il maggiore potenziale di sviluppo delle rinnovabili risiede nel Sud d’Italia e i costi per sostenere questa crescita non sono affatto insostenibili come paventato da molti. Secondo lo scenario elaborato dalla Fondazione la crescita delle rinnovabili nel 2009 è stata del 9,3% e l’aspetto importante, secondo Ronchi, è che nonostante la crisi l’attenzione per l’ambiente negli ultimi anni è aumentata costantemente.

La crisi in termini di consumi elettrici fatta registrare nel 2009, secondo il presidente della Fondazione, sarà di difficile rientro. Questo farà sì che, calcolando le nuove centrali termoelettriche in costruzione e quelle in potenziamento, avremo nei prossimi anni un eccesso di produzione termoelettrica che non giustifica in nessun modo la scelta del Governo di puntare sul nucleare. Una decisione che comporterebbe la diminuzione in termini di efficienza e di produzione di nuove centrali perfettamente funzionanti.

Un’altra questione importante è quella della fiscalità ambientale che in Italia, a partire dagli anni 90, ha fatto registrare una diminuzione costante, in netta controtendenza rispetto agli altri paesi dell’Ue. Nel 1997, infatti, le tasse ambientali in Italia rappresentavano il 3-4% del Pil mentre nel 2007 sono scese fino al 2,5%.

Ho approfondito con Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente, temi estremamente interessanti come il trasporto pendolare, l’utilizzo delle cave e il consumo di suolo, ma per questi argomenti vi rimando a un’intervista che pubblicherò nei prossimi giorni. Intanto per un approfondimento sui temi di Ambiente Italia vi rimando al sito di Legambiente.

Ambiente Italia 2010

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Un commento a “Ambiente Italia 2010, un paese che può crescere ancora molto”

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