Lannes, alla ricerca della verità sulle navi dei veleni
Lo smantellamento della centrale nucleare di Caorso era stato affidato alla ‘ndrangheta? La storia della nave dei veleni di Cetraro non è affatto chiusa come ci avevano fatto credere? E’ quanto sostiene Gianni Lannes, giornalista free-lance e direttore di Italia Terra Nostra.
Avevate letto delle sue denuncie all’interno di questo blog qualche tempo fa e ora le sue inchieste sono arrivate anche all’attenzione dei media, al punto che il ministero dell’ambiente si è sentito in dover di intervenire nella vicenda per ribadire la propria posizione.
Il video che vedete sopra è la prima parte di un’intervista a Lannes sul canale satellitare You Dem in cui il giornalista racconta delle sue ricerche negli archivi della marina, dove avrebbe scoperto che la nave affondata a largo di Cetraro non può essere il piroscafo Catania, affondato non nel 1917 (come sostiene il ministero) nelle acque calabresi, ma bensì nel 1943 nelle acque del golfo di Napoli.
Lannes, già scampato a tre diversi attentati di tipo mafioso, vive ora sotto scorta, ma si dice più preoccupato dei servizi segreti “deviati” che della criminalità organizzata, che a suo dire è solo il braccio che esegue gli ordini che provengono dall’alto (vedi l’ultimo video in basso).
Lannes ha tenuto una conferenza stampa il 9 febbraio scorso a Cosenza, ospite di Cgil e del Forum delle Associazioni, dove ha dichiarato, senza temere smentita, che il caso della nave dei veleni non è chiuso facendo riferimento alla sua scoperta circa l’affondamento del Catania.
Il giornalista ha scoperto anche un altro fatto inquietante e cioè che i porti di Reggio Calabria, Crotone e Vibo Valentia godono di un trattamento unico in Italia: al loro interno non si possono fare riprese video. Un fatto su cui invita il governo Berlusconi a rispondere.
Dei dubbi circa l’identificazione del Catania a largo di Cetraro avevate già letto su questo blog, ma vista la determinazione con cui il giornalista sembra deciso ad andare avanti nelle sue inchieste, c’è da sperare che qualcosa si muova veramente e che la rinata attenzione dei media (sotto trovate un’intervista del tg3) possa aiutare in questo senso nella ricerca della verità.
Per ora il governo, per voce del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, si limita a smentire e a definire “infondate” le rivelazioni di Lannes, ma è chiaro che se la vicenda dovesse continuare (si spera) a trovare interessa tra i media ci vorrà qualcosa in più di una smentita per convincere i cittadini italiani. Visto che, infatti, questa storia non riguarda solo Cetraro e i mari della Calabria, ma diverse acque nazionali, a partire dal Gargano, passando per lo Ionio di fronte alle coste calabresi e la Sicilia.
Una storia che, come sostengono da anni le associazioni ambientaliste, riguarda diverse decine di navi, forse centinaia, e alle quali sono indissolubilmente legate sia la morte del capitano De Grazia e che quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia. Vicende sulle quali preme una crescente necessità di chiarezza e alle quali vanno sempre più strette le ormai decennali verità “ufficiose”.
La smentita del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo
Navi a perdere di Carlo Lucarelli
Tags: navi veleni




