State of the world 2010, a marzo in Italia con Edizioni Ambiente
E’ considerato il classico per eccellenza della letteratura ambientale, punto di riferimento per studenti, giornalisti, politici sulle tendenze della sostenibilità, lo State of the World torna anche quest’anno ad aggiornarci sullo stato di salute del nostro pianeta.
L’edizione 2010 è stata appena publicata negli Stati Uniti dal Worldwatch Institute e come di consueto arriverà persto anche in Italia grazie a Edizioni Ambiente.
L’appuntamento è rimandato a marzo, ma nel frattempo se siete curioso vi regalo qualche anticipazione.
L’edizione di quest’anno ha come sottotitolo “Transforming Cultures: From Consumerism to Sustainability”. Per consumerismo si intende quella tendenza della società che porta la gente a trovare senso, soddisfazione e accettazione in ciò che consuma. Non a caso infatti in questa edizione si parla principalmente di consumi.
Secondo Erik Assadourian, direttore del Worldwatch Institute, negli ultimi cinque anni si è notato un discreto sforzo da parte della società nel risolvere la crisi climatica, ma le politiche e l’innovazione tecnologica non bastano se la cultura rimane orientata sul consumerismo.
Il segreto? Le società umane hanno bisogno di cambiare la cultura di massa in modo che la sostenibilità diventi la norma e l’eccessivo consumo un tabù.
Qualche dato: nel 2006 la gente ha consumato 30 mila miliardi di dollari in beni e servizi, più del 28% rispetto ai dieci anni precedenti. La crescita dei consumi si è espressa anche attraverso un incremento delle materie prime estratte. Calcolate infatti che ogni giorno si estrae una quantità di materiali pari a 112 Empire State Building.
Un americano in media cosuma 88 chilogrammi di risorse (un europeo 43) al giorno. Se tutto il mondo si adeguasse agli standard d’oltreoceano, la Terra potrebbe sostenere solo 1,4 miliardi di persone, ovvero un quinto dell’attuale popolazione mondiale.
Ma non ci sono solo cattive notizie. E i buoni esempi citati nel rapporto fortunatamente arrivano anche dall’Italia. Il primo è il piedibus, un sistema diffuso in diverse città d’Italia attraverso il quale i bambini raggiungono la scuola a piedi. Si tratta semplicemente di organizzare un percorso guidato da accompagnatori adulti e con tanto di “fermate” per far aggregare gli studenti che mano a mano si incontrano lungo la strada. Il servizio, in continua espansione sul territorio nazionale, riguarda diverse regioni del Centro-Nord e delle Isole (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia Romagna e Sardegna).
L’altro buon esempio, invece, è targato Roma dove nelle scuole il 67,5% del cibo servito ai bambini è biologico, spesso e volentieri a chilometri zero (o quasi), equosolidale oppure proveniente da cooperative sociali che lavorano terreni confiscati alla mafie.
Altri esempi sono l’ultrasostenibile quartiere di Vauban, a Friburgo, in Germania, dove le piste ciclabili, le turbine eoliche, i pannelli solari e il mercato degli agricoltori locali sono ormai la norma da anni. E infine l’Ecuador che proprio l’anno scorso ha inserito i diritti di “Pachamama” (Madre Terra) nella nuova Costituzione.
Per maggiori info leggi State of The World su Worldwatch Institute
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Marzo 25th, 2010 at 11:53 am
[...] Come vi avevo anticipato, è tornato anche quest’anno in Italia lo State of the world, versione 2010, realizzato dal Worldwatch Institute e pubblicato in Italia da Edizioni Ambiente, a cura di Gianfranco Bologna. [...]