Bunkering, il traffico illegale di petrolio nel Delta del Niger

Foto Treehugger. Aprofitto della lettura di una notizia pubblicata ieri sul blog Petrolio per parlare di un argomento che è stato trattato diffusamente da Matteo Fagotto in “Blood oil: la guerra dimenticata nel Delta del fiume Niger”, uno delle quattro storie che compongono “Guerra alla terra”, l’ultima uscita di VerdeNero Inchieste.

La notizia di cui vi parlavo è tratta a sua volta da un articolo del Washington post in cui si legge che in Messico importanti cartelli di trafficanti di droga sono ormai dediti alla assai redditizia pratica del contrabbando illegale di petrolio.

Una vicenda che non mi sorprende affatto, visto che anche in Nigeria, uno dei maggiori esportatori al mondo di greggio, accade lo stesso. Si chiama bunkering e consiste nella pericolosissima pratica di forare gli oleodotti e rubare il petrolio che ne fuoriesce.


Si legge sul Washington post: “Usando sofisticate tecniche di perforazione, chilometri di tubi in gomma e un’intera flotta di autocisterne rubate, (i trafficanti) hanno prelevato oltre 1 miliardo di dollari di petrolio dagli oleodotti messicani negli scorsi due anni”.

Il petrolio viene poi in parte fatto passare illecitamente oltre il confine e rivenduto negli Stati Uniti dove alcune delle compagnie che lo acquistano sono anche a conoscenza della sua provenienza illegale. Ma probabilmente ogni principio etico viene meno di fronte alla possibilità di pagare il greggio molto meno rispetto a quello commercializzato per vie legali.

Secondo Fagotto infatti in Nigeria l’oro nero viene rivenduto dai trafficanti alle petroliere di tutto il mondo a un prezzo di un terzo inferiore rispetto a quello di mercato.

Ma tutto questo comporta una serie di rischi notevoli. Primo fra tutti la possibilità che si verifichino esplosioni accidentali. Una volta sabotato un oleodotto, infatti, non è raro che semplici cittadini vadano ad approvvigionarsi per ricavare qualche dollaro in più dalla vendita del petrolio al mercato nero e questo può provocare incidenti. L’ultima esplosione di rilievo è avvenuta nel 2006 nei pressi di Lagos e ha provocato circa 200 morti. In quella avvenuta nel 1998 a Warri, invece, hanno perso la vita più di 700 persone.

Secondo un rapporto di International Crisis Group, dietro al bunkering ci sono potenti organizzazioni criminali che sfruttano le rivendicazioni dei miliziani del Delta per portare avanti i loro traffici miliardari. I miliziani, che lottano perché una parte degli introiti delle grandi compagnie petrolifere venga equamente distribuita in loco e porti beneficio anche nel loro paese, finiscono così per diventare il braccio armato delle organizzazioni mafiose.

Il traffico illegale di petrolio in quantità modeste è sempre esistito in Nigeria ed è tollerato perché rappresenta una valvola di sfogo alle rivendicazioni delle popolazioni locali. Ma solo nel 1990 il fenomeno ha iniziato a raggiungere dimensioni preoccupanti e a finanziare gruppi armati e mafie locali.

In una situazione di corruzione diffusa, e dove le grandi compagnie petrolifere fanno soldi a palate senza alcun rispetto per la salute dei cittadini e per l’ambiente circostante, il proliferare di gang armate (le armi arrtivano naturalmente dall’Occidente) che non hanno niente a che fare con le rivendicazioni politiche del Delta è diventato inarrestabile. Mentre il miraggio di soldi facili ottenuti con il contrabbando e i rapimenti di occidentali ha fatto il resto.

Secondo International Crisis Group alcune compagnie petrolifere avrebbero addirittura ammesso di sapere dove sono localizzati diversi “rubinetti” da dove viene prelevato il petrolio illecitamente. Ma è molto più conveniente scrive Fagotto: “pagare tangenti alle organizzazioni criminali, o chiudere un occhio davanti alle loro pratiche, piuttosto che imbarcarsi in una costosa guerra contro il bunkering, che farebbe moltiplicare i sabotaggi” e che lascerebbe “senza lavoro” migliaia di disoccupati dediti a questa attività.

Allo stato attuale il commercio di petrolio illegale è un’attività assai fiorente in Nigeria e fa entrare nelle tasche delle mafie locali circa 1,5 miliardi di dollari l’anno.

Per un approfondimento leggi Guerra alla terra

Macché droga, armi e schiavi. Ora la mafia vuole il petrolio su Petrolio

Mexico’s drug cartels siphon liquid gold su Washington post

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