Puglia e Campania, le regioni dicono no al nucleare

Foto Ambrosiana Pictures. Produrre elettricità con il nucleare non conviene economicamente e non è affatto più sicuro. Uno studio pubblicato lo scorso anno da Climate progress spiegava che l’energia atomica costa circa 25-30 centesimi di dollaro al kilowattora, circa il triplo rispetto al costo medio dell’elettricità negli Stati Uniti, mentre le enormi difficoltà riscontrate nel cantiere di Olkiluoto, in Finlandia, dove la francese Areva sta realizzando un impianto di terza generazione, dimostrano quanto sia tutto fuorché facile costruire reattori nucleari economici e sicuri.

Ma nonostante l’evidenza l’Italia marcia ormai da tempo a testa bassa e con il Ddl sviluppo approvato il luglio scorso ha sancito il ritorno dell’atomo rendendo praticamente nullo il parere delle Regioni sia per ciò che riguarda la localizzazione degli impianti che dei depositi di scorie radioattive.

Ma alcune regioni non si arrendono e stanno muovendo i primi passi verso lo scontro col governo centrale. Sono la Puglia e la Campania.


La Puglia grazie alla legge regionale del 4 dicembre 2009 intitolata “Disposizioni in materia di energia nucleare”, cerca di difendersi dal tentativo dello stato di imporre la propria volntà agli enti locali.

I commi della legge sono solo tre ma sono molto chiari. Soprattutto il secondo che recita: “Nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione e in assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione, il territorio della Regione Puglia è precluso all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi”.

Stesso discorso per la Campania che all’alba del 31 dicembre con l’approvazione della Finanziaria dice anch’essa no al nucleare.

“In assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione” recita il comma 2 dell’articolo 1 del testo “il territorio della Regione Campania è precluso all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione e di stoccaggio del combustibile nucleare nonchè di depositi di materiali radioattivi“.

E la Campania è di sicuro in lizza con il proprio territorio per l’individuazione di siti adatti alla localizzazione di nuovi impianti. Il decreto attuativo del 22 dicembre scorso del Ministero dello sviluppo economico non stabilisce infatti dove sorgeranno le future centrali (si saprà forse a primavera dopo le elezioni regionali, tanto per evitare di portare il dibattito alle elezioni) ma è probabile che verranno prese seriamente in considerazione le aree già sede di centrali (per la Campania vedi Garigliano) anche se su questo punto, il ministro Scajola, chiamato a rispondere in Parlamento, ha sempre glissato.

“Insistere sul nucleare è una miopia politica” ha dichiarato Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania “politici campani che continuano a chiedere il nucleare ricordiamo che il nostro territorio ancora oggi continua a pagare la scelta sbagliata di oltre quarant’anni fa”.

“Basti pensare agli incidenti avvenuti presso la centrale del Garigliano del dicembre 1976, o quelli del 1979 e 1980 i cui effetti sono visibili ancora oggi, dove sono comprovati sversamenti in mare di Cesio-137 e Cobalto-60″ prosegue Buonomo. “Vale la pena ricordare, poi, che secondo l’Istat nella piana di Garigliano il tasso di mortalità per leucemia e cancro è sei volte più alto rispetto a quello del Lazio”.

E non bisogna dimenticare infine i nodi irrisolti della questione nucleare, come la sicurezza dei siti di stoccaggio delle scorie radioattive, la dipendenza energetica (qualcuno di voi ha una miniera di uranio in giardino?) e il costo, che, nonostante le vane rassicurazioni di Scajola, ricadrà interamente sulla nostra bolletta.

Su Repubblica La Campania dice no al nucleare

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