Ponte sullo stretto, iniziano i lavori (e io pago!)
Come non essere d’accordo con il Comitato Natale De Grazia quando, per spiegare la propria adesione alla manifestazione No ponte di sabato scorso scrive: “Le risorse che il Governo intende spendere per il Ponte potrebbero essere utilizzate per le vere emergenze che i territori meridionali registrano da tempo. Ad iniziare dalla disastrosa situazione in cui versa l’ambiente e la sanità pubblica“.
Già, perché oggi inziano i lavori per realizzare la deviazione della linea ferroviaria in corrispondenza di Cannitello. Quello che è stato strombazzato mediaticamente come l’apertura dei cantieri, ma che è solo un primo passetto per tentare di risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre del ponte sul versante calabrese.
Perché per realizzare il ponte manca soprattutto una cosa: i soldi. E il governo, che aveva dichiarato che sarebbero arrivati principalmente dai privati, ci deve spiegare dove li andrà a prendere questi soldi privati. Visto che finora gli unici soldi sicuri sono quelli pubblici.
Si tratta di un progetto da 6,5 miliardi di euro di cui 2,5 miliardi provenienti dallo stato e che dovrebbero andare a ricostituire il capitale della societa Stretto di Messina Spa. Ma come scrive Anna Donati, responsabile Gruppo di Lavoro “Mobilità Sostenibile” del Kyoto Club “la restante parte è tutta da trovare sul mercato e l’esperienza di autostrade ed alta velocità insegna: è sempre lo Stato a pagare interamente le grandi opere e sarà cosi anche per il Ponte sullo Stretto. Di sicuro”.
Aggiungerei io, l’esperienza autostrade insegna non solo che è sempre lo Stato a pagare, ma i cittadini con i loro pedaggi insieme allo Stato.
Ma tornando al Comitato Natale De Grazia (il capitano di corvetta morto misteriosamente mentre indagava sulla nave dei veleni Jolly Rosso), e viste la grande mole di denaro mobilitata dallo Stato per il progetto Ponte, mi sembra molto più importante “sapere che fine fanno i rifiuti tossico-nocivi se non addirittura radioattivi che il sistema produttivo nazionale ed internazionale mette in circolo e che vedono, spesso, i nostri territori quali terminali ultimi di smaltimento”.
“Prioritario resta avviare le bonifiche dei siti contaminati” aggiunge il Comitato “non permettendo che intere aree come la vallata dell’Oliva, Crotone o la Sibaritide aspettino decenni per vedersi restituiti alla sicurezza del vivere quotidiano”.
E infine come non ricordare lo stato pietoso in cui versa la Salerno-Reggio Calabria, il principale collegamento stradale verso sud, e perché no anche lo stato delle ferrovie, e in questo caso viene da dar ragione addirittura al direttore di Fs Moretti, che oggi, per rispondere alle critiche sullo stato delle ferrovie, ha dichiarato che se avesse a disposizione i soldi che servono per il ponte avremmo delle ferrovie molto più belle (Basti pensare che su 19570 Km complessivi di rete ferroviaria italiana, 5000 Km non sono elettrificati e 4000 Km sono a binario unico).
Anche se a Moretti gioverebbe ricordare che quando si hanno a disposizione pochi soldi si dovrebbe badare all’interesse pubblico in primis, e visto che i pendolari (vedi treni regionali) rappresentano la maggior parte degli utenti di Ferrovie dello stato (circa 9 volte rispetto a chi percorre lunghe distanze), risulta inspiegabile capire perché venga sempre più privilegiata l’Alta velocità (non sostenuta poi da una rete adeguata) a discapito dei treni locali.
E infine per concludere perché non parlare della penale a cui si espone lo Stato iniziando la costruzione di questo breve tratto di ferrovia. Da un minimo di 390 milioni di euro a un massimo di oltre 630 milioni di euro che andranno al General Contractors, capeggiata da Impregilo.
Perché? Semplice perché esiste una clausola nel contratto tra Stretto di Messina SpA e il General Contractor, che prevede una clausola di rescissione che parte da una base di 66 milioni di euro nel caso in cui il progetto (che ancora non è stato presentato) rivelasse difficoltà alla realizzazione del ponte.
Iniziando lavori accessori, come quelli della ferrovia di Cannitello, lo stato si espone però alla penale di cui sopra (molto più alta), e questo per aver deciso inspiegabilmente di far realizzare il collegamento ferroviario da Stretto di Messina SpA, e quindi dal General contractor, invece che da RFI SpA, come stabilito da una gara pubblica. Geniale, non trovate?
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