Eternit, si avvicina il 10 dicembre. Ma con il “processo breve” si rischia la prescrizione

Dopo il rinvio a giudizio per disastro doloso e rimozione di cautele nei confronti di Stephan Ernest Schmidheiny e del barone belga Jean Marie Luis Ghislain De Cartier De Marchienne, i due imprenditori titolari del gruppo che lavorava l’amianto in Italia, si avvicina ora a grandi passi il 10 dicembre, data fissata per il processo di Torino.

Da parte di chi ha seguito la vicenda le aspettative sono molte, in particolare per i famigliari delle vittime, che da anni aspettano giustizia per i loro cari.

Purtroppo, però, c’è una tegola che rischia di pesare gravemente sullo svolgimento del processo ed è legata all’eventuale approvazione del disegno di legge sul processo breve, presentato dal Pdl e sottoscritto anche dalla Lega.


Il Ddl, intitolato “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo” e che porta la firma, tra gli altri, anche di Maurizio Gasparri, è composto da tre articoli in cui si parla di durata ragionevole dei processi.

Si legge nel testo: “Non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma”.

A parte la forma contorta di triple negazioni che non aiuta certo la comprensione, il succo è che processi come quello del crac Parmalat, della Banca Antonveneta, della Cirio, dello scandalo rifiuti a Napoli e per l’appunto quello Eternit di Torino, difficilmente vedrebbero la conclusione.

Praticamente per tutti il rischio è la prescrizione (anzi nel caso del Parmalat, se il disegno di legge fosse approvato così com’è risulterebbe già prescritto). Si legge infatti su Repubblica: “I calcoli sono semplici. Se il processo deve durare al massimo sei anni e vengono assegnati due anni di tempo per ogni grado di giudizio (in Italia ne sono previsti tre), già finire il primo grado diventa un’impresa ardua. Anche perché l’inizio del processo verrebbe calcolato non dalla prima udienza dibattimentale, ma dalla richiesta di rinvio a giudizio. E in media i processi italiani durano otto anni”.

Una buona notizia arriva invece dal tribunale di Torino che per il processo Eternit ha ordinato “la citazione della presidenza del consiglio dei ministri, nella persona del presidente pro-tempore”. Questo perché, secondo l’avvocato dei malati e delle associazioni delle vittime Ezio Bonanni, lo Stato “deve essere chiamato a rispondere civilmente dei danni”. Se infatti ci fossero stati dei controlli il disastro non si sarebbe mai verificato.

E ora, in attesa di conoscere meglio il destino della “porcheria” sul processo breve (in quale altro modo chiamarla?), i cittadini di Casale Monferrato, una delle città maggiormente colpita dai casi di amianto, si stanno mobilitando in vista del processo del 10 dicembre.

L’Associazione Famigliari Vittime Amianto ha realizzato infatti delle bandiere tricolori con su scritto: “ETERNIT: GIUSTIZIA!” invitando i cittadini di Casale Monferrato e Cavagnolo ad appenderle alla finestra.

Le bandiere saranno distribuite dal 24 novembre fino al 7 di dicembre presso la sede dell’associazione stessa. Per maggiori informazioni potete iscrivervi e visitare il gruppo Facebook Processo Eternit.

Ne approfitto per ricordarvi “Amianto. Storia di un serial killer” di Stefania Divertito

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4 commenti a “Eternit, si avvicina il 10 dicembre. Ma con il “processo breve” si rischia la prescrizione”

VerdeNero » Blog Archive » Amianto, appello al capo dello stato contro il processo breve Dice:

[...] va avanti il Processo Eternit, la possibilità che il processo breve diventi legge pende come una spada di Damocle sul futuro di chi da anni cerca giustizia per le [...]

VerdeNero » Blog Archive » A Roma centinaia di persone in piazza per l’amianto Dice:

[...] organizzata dalle associazioni e dalle famiglie delle vittime dell’amianto per dire no al processo breve che potrebbe portare in prescrizione i reati legati al Processo [...]

DP Dice:

“I calcoli sono semplici. Se il processo deve durare al massimo sei anni e vengono assegnati due anni di tempo per ogni grado di giudizio (in Italia ne sono previsti tre), già finire il primo grado diventa un’impresa ardua. Anche perché l’inizio del processo verrebbe calcolato non dalla prima udienza dibattimentale, ma dalla richiesta di rinvio a giudizio. E in media i processi italiani durano otto anni”.

I calcoli non sono semplici.. i due anni partono dalla richiesta di rinvio a giudizio ma sono sospesi fino alla fine dell’udienza preliminare (quindi partono di fatto dalla prima udienza dibattimentale) ed inoltre sono sospesi in tutti i casi di rinvio chiesto dall’imputato.. quindi è sbagliato fre i conti aritmetici, ma occorrono molte più informazioni.

Emiliano Dice:

è evidente che servono maggiori informazioni, era un calcolo banale riportato da repubblica per far capire a tutti in modo abbastanza grossolano quanto fosse assurdo il sistema previsto. Non credo, ma questa è una mia opinione, che le eccezioni da te citate cambino la sostanza di una legge assurda :) Ciao

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