Amianto e il caso Alitalia in primo piano su Metro

Se oggi siete capitati in metropolitana a Roma o a Milano e nelle principali città d’Italia, avrete di certo notato la prima pagina di Metro, il free press più letto al mondo. Si parlava dei 500 casi di esposizione all’amianto nell’ex compagnia di bandiera Alitalia.

Per chi non lo avesse letto, all’interno c’è un bel servizio curato da Stefania Divertito, con un quadro ben curato della vicenda a livello nazionale. In basso, a pagina 2, c’è anche un trafiletto dedicato ad “Amianto. Storia di un serial killer”, il nuovo VerdeNero Inchieste curato proprio dalla giornalista di Metro.

Qui di seguito vi riporto l’articolo di Stefania.


Una valigia. Servirebbe un trolley formato famiglia per contenere tutte le cartelle cliniche e i documenti dei lavoratori del cielo esposti all’amianto. Carte che testimoniano quanto fino ad oggi non è stato ancora raccontato: che “almeno 500 dipendenti della ex compagnia di bandiera Alitalia e delle società di manutenzione da essa controllata hanno respirato amianto”.

La denuncia è dell’avvocato Ezio Bonanni, da anni in prima linea al fianco delle vittime. Il legale segue cause in tutta Italia: in 50 casi almeno ha ottenuto sentenze favorevoli per i lavoratori del cielo esposti e il riconoscimento dei benefici previdenziali. Sono aperti altri 2 procedimenti penali e altrettanti civiliper gli indennizzi.

Siamo all’inizio. Perché quello dell’aviazione è il meno noto tra i settori lavorativi dove l’asbesto è stato lavorato, maneggiato, respirato. Alcuni giorni fa il tribunale di Napoli ha rigettato l’archiviazione del caso di un impiegato Atitech (le officine di Alitalia) deceduto per mesotelioma nel 2006. Il giudice ha riconosciuto l’esposizione e chiesto che si indaghi ancora.

Qualcosa si muove. Un paio di mesi fa la Corte di Appello di Roma ha condannato l’Inps a riconoscere i benefici previdenziali a un altro lavoratore Alitalia: “Il perito del tribunale” è scritto nella sentenza “nel 2005 ha accertato che l’uso dell’amianto nel settore è stato di normalissimo impiego fino ai giorni attuali” e che l’esposizione è stata di 5 volte la soglia consentita.

Nel 2001 l’Alitalia aveva invitato le officine a rimuovere le parti in amianto. Ma come si legge nella perizia dell’ingegner Giorgio Onori, almeno fino a 4 anni fa l’amianto era lì.

E oggi? La Cai spiega a Metro che “il referente è l’ex società, ora in liquidazione”. Ma la “vecchia Alitalia” non riesce a venirne a capo. “Il parco velivoli è smembrato” ci dicono “gli Md80 sono invenduti, altri sono passati a Cai. I tecnici non ci sono più ed è impossibile aggiornare i dati agli ultimi 4 anni”.

Fonte Metro. Articolo di Stefania Divertito

Per un approfondimento sulla vicenda amianto leggi Amianto, si apre qualche spiraglio di luce e Amianto, a dicembre si parte con il processo Eternit

Leggi Amianto. Intervista a Stefania Divertito

Amianto. Storia di un serial killer

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2 commenti a “Amianto e il caso Alitalia in primo piano su Metro”

antonio prigiobbo Dice:

sono un dipendente atitech e lavoro nel settore manutenzione e revisione aa/mm dal 1979 (ex A.T.I. aero trasporti italiani) quindi ho una (purtroppo) lunga esperienza lavorativa a bordo dei vari aa/mm: DC9, Fokker27, MD80,ATR42, AirbusA321,A320,A319. Riguardo al problema amianto, posso dire visto che ho maneggiato per anni la coibentazione dell’impianto di condizionamento, e degli interni di questi aa/mm senza aver la consapevolezza dei rischi a cui andavo incontro e a tutti i miei colleghi che per altre mansioni sono stati a contatto con questo materiale. Sarebbe ingiusto non riconoscerci questa esposizione, speriamo che le cause chi abbiamo intrapreso ci consentano di godere di quei benefici previdenziali che auspichiamo. Grazie di aver permesso di esprimere la mia opinione. Noi di atitech in cassa integrazione ne abbiano proprio bisogno. Saluti

Emiliano Dice:

grazie a te antonio per averci raccontato la tua esperienza. spero che abbiate presto tutto quello che vi meritate. Ciao!

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