Navi a perdere, lentamente ma si procede…

Sembra proprio che la protesta di ieri dei sindaci calabresi di fronte a Palazzo Chigi non si stata completamente vana.

Come potete vedere nel video sopra i 50 primi cittadini della provincia di Cosenza, i 33 dei centri del Tirreno cosentino ed altri dell’interno sono arrivati fino a Roma per chiedere di non abbassare la guardia sulla vicenda delle navi dei veleni e affinché si accerti al più presto cosa contengono veramente i fusti ritrovati a largo di Cetraro.

Una prima risposta è arrivata oggi dalla Commissione parlamentare sulle ecomafie guidata da Gaetano Pecorella, che ha annunciato che “disporrà il sequestro di almeno uno dei fusti”.


Si legge sull’Ansa che “il provvedimento è già stato deciso e predisposto e adesso va notificato alle autorità competenti”. La cosa veramente importante è che il sequestro della Commissione ha un valore giudiziario.

Nel frattempo il sottosegretario del Ministero dell’ambiente, Roberto Menia, ha annunciato che da domani il robot imbarcato sulla nave “Mare Oceano” scenderà in mare per localizzare il relitto della nave e prelevare dei campioni. Inoltre verrà fatta una “indagine sistematica” su tutto il fiume Oliva, dove presumibilmente, anche sulla base delle dichiarazioni di testimoni oculari, sarebbero stati interrati i rifiuti contenuti nella Jolly Rosso.

Tutto sommato una magra consolazione (anche se è sempre meglio di niente) visto che sono anni che la presenza di radioattività e di sostanze tossiche è stata accertata dai tecnici sia nella cava di Petrone che in località Foresta e nei pressi del fiume Oliva.

Non solo. Sulla base di quanto riportato dal Manifesto del 14 ottobre la presenza di metalli pesanti (arsenico, cobalto, alluminio e cromo) nei pressi del luogo dove è stato ritrovato il relitto della nave è del 2006 ed è riportata in una ordinanza della Capitaneria di Porto di Cetraro, la 03/2007.

“Il documento indica due quadrilateri” si legge sul Manifesto “vietando la pesca a strascico nelle zone contaminate. La Marina militare, dunque, sapeva dell’esistenza di rifiuti tossici al largo di Cetraro da almeno tre anni. Peccato che quando il procuratore di Paola chiese aiuto per individuare il relitto la risposta fu evasiva: non abbiamo navi da inviare“.

Ora, invece, sembra che, con il polverone che si è alzato le navi ci siano. Ma non bisogna dimenticare che questa è solo la punta dell’iceberg della vicenda, perché le navi affondate in quegli anni sono probabilmente molte altre (almeno una ventina). E infatti sulla base delle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti un’altra nave sarebbe stata affondata in Toscana, dove sta già indagnando la motonave Scialoja.

Ah, un’ultima novità. Secondo quanto riportato dalla rivista Antimafia 2000 pochi giorni fa un’altra pista da seguire sarebbe quella di Trapani dove probabilmente, secondo le dichiarazioni del “faccendiere” della mafia Francesco Elmo, sarebbe stata affondata un’altra nave, la “River”, carica di rifiuti radioattivi.

Per un approfondimento:

Nave dei veleni: disposto il sequestro di un fusto

Su l’Espresso I testimoni dei veleni

Su Il manifesto Rifiuti di stato sotto il mare

Navi veleni, si sondano i fondali di Calabria e Toscana, ma le strumentazioni sono adatte?

Su Antimafia 2000 Traffici di scorie, c’e’ anche una nave fatta affondare davanti la costa di Trapani

Sul blog leggi anche Jolly Rosso, si ritorna a parlare delle navi dei veleni

SUll’argomento vi consiglio la lettura di Navi a perdere di Carlo Lucarelli

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