Amianto, si apre qualche spiraglio di luce
Buone notizie sul fronte amianto. O almeno uno spiraglio di luce. chiamiamolo così, in un vicenda che può essere senza ombra di dubbio definita una delle peggiori tragedie del mondo del lavoro dal Dopoguerra a oggi.
Dopo il rinvio a giudizio nel processo Eternit per Stephan Ernest Schmidheiny e il barone belga Jean Marie Luis Ghislain De Cartier De Marchienne, i due imprenditori titolari del gruppo che lavorava l’amianto in Italia, arriva il risarcimento di 850 mila euro da parte del Ministero della Difesa ai familiari di due marinai deceduti per aver prestato servizio su navi imbottite d’amianto.
Una speranza per le famiglie degli altri 300 militari della Marina Militare, le cui vite sono state stroncante dall’asbesto. Tutto questo in attesa, naturalmente, del processo di Padova che vede coinvolti 14 ammiragli della Marina, indagati per omicidio colposo e inosservanza delle norme di prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro.
La vittime dell’amianto, infatti, non sono state solamente gli operai che per anni hanno lavorato a contatto della fibra killer nelle varie fabbriche Eternit del nostro paese (il caso più noto è quello di Casale Monferrato), ma anche i militari della Marina che per anni, nei cantieri navali, l’hanno respirato a pieni polmoni.
L’amianto sulle navi è sempre stato un componente fondamentale: isolava comparti, santabarbare, porte tagliafuoco, motori, caldaie, impianti di condizionamento, protezioni antincendio e paratie per cannoniere. Veniva tagliato, spezzettato, manipolato. Usato per rivestire i manicotti dei tubi che passavano a pochi centimetri dalle brande dei marinai. Addirittura foderava le piastre delle cucine.
Chiunque ne veniva a contatto aveva buone probabilità di contrarre una malattia asbesto-correlata. A chi è andata bene è toccata l’asbestosi, ai più sfortunati invece il mesotelioma pleurico, un male che non lascia speranza alcuna a chi lo contrae.
Ora l’appuntamento è per il 17 settembre, data fissata per l’ultima udienza preliminare al tribunale di Padova. Solo allora si potrà sapere se anche ai familiari delle altre vittime toccherà un minimo di giustizia.
Infine, in attesa di conoscere gli sviluppi di questo processo e di quello relativo all’Eternit di Casale Monferrato, vi segnalo che presto uscirà per VerdeNero un’inchiesta intitolata “Amianto. Storia di un serial killer”, realizzata da Stefania Divertito, giornalista di Metro già autrice di inchieste sull’uranio impoverito.
Il libro sarà in libreria il 14 ottobre. Prossimamente vi darò maggiori particolari.
Tags: amianto, Stefania Divertito




