Campania, inquinamento record a Nord di Napoli

Foto Ginozar. L’Espresso ha pubblicato in anteprima, nei giorni scorsi, i dati relativi a un’indagine realizzata dal Commissariato di governo per le bonifiche su un territorio di 22 chilometri quadrati, che rientra nel sito di interesse nazionale della costa flegrea e agro-aversana. Praticamente un vasto territorio compreso tra la periferia nord di Napoli e il confine con il Lazio.

Emergono dati veramente inquietanti. Nella zona chimata “i laghetti di Castelvolturno” - una cinquantina di specchi d’acqua sorti all’interno di alcune cave abusive aperte negli anni 70 e 80 per estrarre la sabbia necessaria a cementificare la costa - sarebbero stati riscontrati livelli di idrorcarburi 300 volte il limite consentito dalla legge.

Ma non solo. Piombo, cromo e cadmio sono stati registrati su valori ampiamente al di sopra della norma, sia nei laghetti che nei campi agricoli antistanti.

Nella zona dei “laghetti” alcune aziende, in molti casi legate al clan dei Casalesi, lavoravano alacramente con trattori e ruspe per scavare la sabbia e si fermavano solo quando dai buchi affiorava l’acqua delle falde. “A quel punto si spostavano di qualche metro e ricominciavano i lavori. Le cavità sono poi state usate come discariche di auto vecchie, copertoni, scarti di edilizia e rifiuti speciali nocivi”.

Il risultato di queste attività ce lo descrive Claudio Pappaianni su L’Espresso: “La situazione appare in tutta la sua drammaticità ’sia per le aree agricole, che per quelle interrate e per la falda’. E se l’acqua che esce dai rubinetti è buona, a meno che non ci si allacci ai pozzi abusivi, quella che disseta le bufale di decine di allevamenti e irriga i terreni coltivati a pomodori e ortaggi è pesantemente compromessa”.

La situazione, segnalata dall’inizio dell’estate dal professor Massimo Menegozzo alla presidenza del Consiglio, al ministero dell’Ambiente, al governatore Bassolino, a prefetti, sindaci, assessori e ai responsabili delle Asl, riguarda anche la zona nei pressi dell’Holiday Inn Resort, meta preferita dagli appassionati di golf e sede del ritiro del Napoli Calcio.

La stessa area dove, il presidente della società calcistica partenopea, intendeva realizzare una cittadella sullo stile della romana Trigoria.

Sono dati sconvolgenti quelli riportati nello studio, soprattutto se si pensa che la zona interessata riguarda un’area agricola a soli ottocento metri dal depuratore dei Regi Lagni.

Il problema rimangono comunque i tempi. L’allarme era già scattato a febbraio, ma per arrivare a una riunione e allo stato di allerta per i sindaci ci sono voluti ben tre mesi, ma in sostanza nulla è stato fatto.

A inizio giugno dal Commissariato di Menegozzo è partita la relazione, ma l’unico effetto prodotto è stato un incontro organizzato dalla prefettura di Caserta con gli uomini del Nucleo tutela ambiente dei Carabinieri di Caserta, della Guardia di Finanza e della Polizia. Poi niente più. Sono passati altri tre mesi. E tutto è incredibilmente fermo.

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