Meno diossina a Taranto, ma i dati sono incompleti

Scendono i valori della diossina a Taranto sulla base delle recenti misurazioni effettuate dai tecnici di Ispra (Istituto superiore per ricerca e prote­zione ambientale) e Arpa (Agenzia regionale di prote­zione ambientale).

Si tratta della quarta campagna di monitoraggio a partire dal giugno 2007 e della prima dopo la realizzazione del­l’impianto a urea destinato ad abbattere le emissioni.

I risultati sono confortanti: il 21 luglio il valore medio è stato di 0,51 nanogrammi per metro cubo, il giorno do­po è sceso a 0,46 e il 23 luglio è salito a 0,80. Questo contro i 3,86 nanogrammi del giugno 2007, i 6,93 del febbraio 2008 e i 2,5 sulla base dell’ultima rilevazione del 2008. Ma, purtroppo c’è un ma…

I dati suddetti infatti farebbero pensare a un repentino quanto sorprendente avvicinamento delle emissioni di diossina provocate dall’Ilva vicino ai livelli stabiliti dal protocollo di Aarhus (0,4 nanogrammi per metro cubo).

Sulla base della legge approvata dalla Regione Puglia (ma duramente criticata da Carlo Vulpio, autore del La città delle nuvole) già da quest’anno i valori dovevano scendere sotto i 2,4 nanogrammi per attestarsi sotto la quota di 0,4 entro il 31 dicembre 2010.

E’ l’Arpa stessa però a spiegarci perché i valori sono scesi così in basso: “i risultati ottenuti sono stati fortemente influenzati dalla ridotta potenzialità di mar­cia, intorno al 30 per cento, dell’impianto durante la cam­pagna di prelievi al camino e non consentono pertanto va­lutazioni sull’efficacia del si­stema di abbattimento dei microinquinanti organici messo in opera dall’Ilva”.

L’Ilva infatti viaggia da mesi a regime ridotto in quanto ha messo in cassa integrazione cinque­mila dipendenti con una diminuzione del settanta per cento della produzione.

Quindi non è possibile valutare correttamente l’efficacia dell’introduzione dell’impianto ad urea nell’abbattimento delle emissioni di diossina.

Serve una nuova campagna di prelievi con l’impianto a pieno regi­me che permetta ai cittadini di Taranto di sapere se si sta procedendo sulla strada giusta per la tutela della salute delle future generazioni.

Le ultime misurazioni sono state effettuate, come dicevo, per tre giorni per otto ore al giorno. “Se i tecnici dell’Arpa fossero rimasti sul camino E312 dodici ore fi­late e non le otto ore previste dal protocollo i risultati sareb­bero stati diversi?” scrive Cesare Bechis sul Corriere del Mezzogiorno.

Sarebbero in molti a voler trovare una risposta a questa domanda, ma il problema è un altro, e non è una novità. Mancano le risorse. Già, a Taranto oc­correrebbero dieci persone per lavo­rare attorno al campionamento del­le diossine in modo continuativo, ma sono appena tre tecnici in tutta la regio­ne…

Cesare Bechis sul Corriere del mezzogiorno

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