Sicilia, un’emergenza rifiuti dimenticata

Foto Bostik. Come scrivevo qualche giorno fa, l’emergenza rifiuti non è solo un problema della Campania, ma anche di altre regioni, prima fra tutte la Sicilia.

A Palermo, la situazione delle settimane scorse, ricordava molto da vicino quella di Napoli con l’esercito in strada, gli abitanti in rivolta, i dipendenti dell’Amia in stato di agitazione e naturalmente i rifiuti in strada.

Una situazione che in estate rischia di esplodere in tutta la sua tragicità. Ne ho approfittato per farmi spiegare i motivi di questa situazione da Salvatore Granata, segretario regionale di Legambiente Sicilia, con il quale ho fatto una lunga intervista.


Quando si parla di emergenza rifiuti la prima regione che viene in mente è la Campania. Ma anche la Sicilia sta vivendo una situazione disastrosa. Nei giorni scorsi Palermo era invasa dai rifiuti e c’è voluto l’esercito per riportare la situazione all’ordine (almeno nel centro). Stesso discorso vale per Villabate, Ficarazzi e Bagheria. Come si è potuti arrivare a uno stato del genere?

Le condizioni per un’emergenza tipo Campania, e forse peggiore, esistono da tempo. Ora la situazione sta esplodendo: i servizi di raccolta e smaltimento sono fermi in molti ambiti e si rischia un’estate all’insegna dei rifiuti.

Ci sono diversi ordini di ragioni. 1) Il Piano Regionale dei Rifiuti è stato orientato verso l’incenerimento dei rifiuti, dal momento che la capacità degli inceneritori superava il 100% della raccolta di rifiuti stimata in tutta l’isola. 2) La gestione a livello di ambiti territoriali (ATO, Ambiti Territoriali Ottimali, a cui spetta il compito di gestire i rifiuti nell’isola ndr) si è rivelata inadeguata, incapace di avvicinare gli obiettivi di raccolta differenziata e condizionata da logiche politiche e clientelari che hanno fatto esplodere i costi rendendoli insostenibili.

C’è dunque un’emergenza in atto legata alla crisi finanziaria delle società d’ambito e se ne profila una più grave legata all’esaurimento delle discariche.

Qual è il livello della raccolta differenziata in Sicilia?

Tra i più bassi del centro sud. Nel 2006 non superava il 7%, in alcune province si è attestata addirittura attorno al 3%.

E dire che nei cittadini c’è una sensibilità verso la riduzione della produzione dei rifiuti e la raccolta differenziata. Ma questa disponibilità è stata delusa e frustrata dal fatto che i rifiuti vengono smaltiti in modo indifferenziato. La maggior parte dei siciliani paga una tariffa di igiene ambientale elevata che non premia i comportamenti virtuosi. In pratica, non è mai partito il meccanismo che porta a pagare in base alla quantità e alla qualità dei rifiuti prodotti da ciascuna famiglia.

I dipendenti dell’Amia, la municipalizzata di Palermo, rischiano di riportare di nuovo in auge la crisi se a fine mese non gli verrà corrisposto lo stipendio. Qual è il motivo di questa agitazione?

Nel caso dell’Amia, pare che la Società versi una crisi finanziaria gravissima che dipende da una gestione molto discutibile. Le cronache degli ultimi tempi hanno riferito di sprechi e di comportamenti al limite del surreale, come ad esempio certe missioni a Dubai alla ricerca di nuovi spazi di mercato.

C’è comunque un tratto comune alle società d’ambito e di gestione che operano nel settore: sono società di capitale, ma essendo gli azionisti enti pubblici obbediscono a logiche politiche; agiscono secondo le regole del diritto privato e dovrebbero perseguire obiettivi di efficienza economica, ma in realtà gonfiano gli organici per rispondere a input di natura politico-clientelare. Basti pensare che generalmente i vertici di queste società sono nominati dalla Politica, con criteri più orientati all’appartenenza che alla capacità gestionale.

Qual è la situazione degli Ato. Perché sono in crisi?

Specialmente gli Ato rifiuti costituiscono l’applicazione pratica di questo schema. Sono società per azioni i cui soci sono i sindaci dei comuni compresi nell’ambito. L’assemblea composta dai sindaci nomina il Consiglio di amministrazione. Questa forma societaria “ibrida” impedisce un effettivo controllo democratico delle società d’ambito e una chiara individuazione delle responsabilità politiche.

La loro crisi è soprattutto finanziaria, deriva dal mancato incasso delle bollette che dipende dalla insostenibilità delle somme fatturate, le quali scaturiscono da costi di gestione eccessivi dovuti proprio all’inefficienza della gestione.

E soprattutto perché non si riesce a fare approvare una legge per la loro riduzione?

Diminuirne il numero può servire ma non è tutto. Bisogna modificarne la forma societaria: magari consorzi di comuni e non s.p.a., dare nuove regole e stabilire il principio della responsabilità, selezionare gli amministratori con procedure trasparenti in base alle competenze.

Una nuova legge per gli Ato è stata annunciata. E’ possibile che finalmente la faranno, non so se servirà davvero a imprimere una svolta, anche se me lo auguro.

Le discariche sono piene, gli inceneritori previsti dal piano Cuffaro rischiano di vedere disertate le gare d’appalto. Di fronte a questa situazione la risposta del governo è la riabilitazione dei Cip6 per gli impianti di termodistruzione. Perché continuare su una strada del genere quando le soluzioni, sotto gli occhi di tutti, esistono?

La gestione dei rifiuti è un affare per alcuni soggetti forti, come in genere avviene quando si tratta di gestire servizi pubblici in regime di monopolio.

Probabilmente, in Sicilia, gli interessi economici legati alla gestione industriale dei rifiuti prevalgono su tutto. Anche perché, credo, non tutti i cittadini hanno compreso la correlazione tra le scelte strategiche del Piano Rifiuti, le gare per gli inceneritori, le decisioni sul Cip6, i mancati obiettivi di raccolta differenziata e il degrado ambientale, e il costo delle loro bollette. O quanto meno, i loro interessi non sono adeguatamente rappresentati.

Rifiuti, è emergenza anche in Sicilia

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