Carte false. L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Intervista a Roberta Scardova

Dopo l’intervista a Vulpio, ecco un altro ricordo della Fiera del libro di Torino: l’intervista a Roberto Scardova, curatore di Carte False. L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Quindici anni senza verità.

Il libro fa parte di VerdeNero Inchieste, la nuova collana di Edizioni Ambiente dedicata ai grandi temi ambientali.

Nei prossimi giorni, sempre su Carte false, ho pronta un’intervista a Mariangela Gritta Grainer, autrice di uno dei contributi che compongono l’inchiesta. Intanto godetevi questa.


Com’è nata l’idea di ricostruire insieme a VerdeNero una vicenda intricata come quella di Ilaria Alpi?

L’Associazione intitolata a Ilaria Alpi, che si è costituita cinque anni fa a Riccione, promuove ogni anno iniziative in memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e intende attirare l’attenzione della magistratura affinché venga portata a compimento l’inchiesta sulla loro morte, avvenuta a Mogadiscio nel 1994.

Da allora, infatti, non siamo in grado di sapere né chi ha ucciso la giornalista italiana e il cineoperatore croato né chi abbia ordinato questo delitto, che è chiaramente un delitto commissionato per impedire loro di riferire quanto avevano visto e documentato in Somalia riguardo al traffico di armi e di rifiuti tossici.

Quindici anni dopo non si tratta tanto di fare giustizia. Il problema è sapere che chi conduceva quei traffici in Somalia, e può aver ordinato l’omicidio di Ilaria, ancora oggi traffica e ricava profitti da una situazione in cui è solo il popolo somalo a pagare le conseguenze.

Recentemente la magistratura ha rifiutato l’archiviazione del caso. Lo possiamo interpretare come un segnale positivo in vista di nuove indagini?

Spero di sì. Certamente la decisione del giudice per le indagini preliminari, Emanuele Cersosimo, testimonia che intanto le indagini fino ad oggi sono state fatte male. Nei quindici anni che sono passati la magistratura non è riuscita ad accertare nulla che possa essere solidamente legato al delitto. Quindi bisogna andare avanti se si vuole conoscere la verità.

Cersosimo chiede che siano fatte nuove inchieste e ha ordinato 26 accertamenti nuovi da parte della procura di Roma e per questo è stato incaricato un nuovo sostituto procuratore. Una delle cose più clamorose è che le analisi del Dna hanno detto che sulla Toyota su cui sarebbero stati assassinati i due ragazzi non c’è il sangue di Ilaria. Questo apre uno scenario incredibile. Forse tutto quello che abbiamo saputo fino a oggi è falso e viene da testimonianze e da carte false.

Carte false racconta di un traffico di armi, di rifiuti tossici e radioattivi. Un tema che oggi è di piena attualità visto che il Governo italiano è tornato a parlare di nucleare.

Devi tener presente che fino agli anni Novanta il traffico di rifiuti tossici non era considerato reato e quindi chi ha operato questi traffici l’ha potuto fare in barba a qualsiasi autorità di polizia. Sì, è vero. Abbiamo notizia di sostanze radioattive interrate in Somalia e l’idea di procurare nuova materia per nuovi traffici è terrificante.

E per chi come me è stato tre volte a Chernobyl, anche solo l’idea che una cosa del genere possa accadere di nuovo vicino a noi, spaventa oltre ogni misura. Il traffico di sostanze radioattive purtroppo è all’ordine del giorno perché nessuno riesce a sostenere economicamente lo smaltimento legale di questo genere di rifiuti.

Il tuo contributo all’interno di Carte false si intitola “Un’inchiesta che non si doveva fare”…

L’inchiesta di Ilaria Alpi non si doveva fare perché le forze politiche al Governo in quel periodo non volevano che si facesse. E in effetti non è stata fatta né da Ilaria Alpi, che non l’ha potuta condurre a termine, né dalla magistratura né dalla Polizia né dai Carabinieri né dalla Guardia di finanza e neanche dai nostri servizi segreti che pure sapevano già tutto.

Carte false

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