Ilaria Alpi, un mistero italiano insoluto
Somalia, 20 marzo 1994: Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 Rai, e il suo operatore Miran Hrovatin vengono uccisi da un commando in una via di Mogadiscio quando stanno per fare ritorno in Italia.
Nei giorni precedenti hanno lavorato in uno scenario intricato e pericoloso, in cui agiscono politici somali e italiani, militari e funzionari dell’Onu, servizi segreti e imprese che costruiscono strade, contrabbandieri d’armi e trafficanti di rifiuti tossici.
I documenti e i filmati realizzati da Ilaria e Miran arrivano in Italia solo in parte. Per fare luce sulle cause e sui modi della loro morte non sono bastati quindici anni di processi e le indagini due Commissioni parlamentari. Ma che cosa avevano scoperto esattamente i due giornalisti?
Sicuramente il loro omicidio è ancora oggi uno dei grandi misteri nazionali. Nel paese africano, in quegli anni, agli interessi locali si mescolano gli affari internazionali, non solo politici ma soprattutto economici.
La guerra tra fazioni, che i militari dell’Onu (tra cui gli italiani) a stento controllano, richiede denaro e armi. La cooperazione internazionale, di cui le aziende italiane sono parte importante, diventa terreno propizio per i traffici illeciti, come quello dei rifiuti tossici esportati dall’Italia e sepolti in Africa.
A partire dal 1995 dopo la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin si assegna ogni anno a Riccione il Premio Ilaria Alpi dedicato alle migliori inchieste televisive italiane sui temi della pace e della solidarietà.
Su questa triste vicenda sono stati girati film, come ad esempio Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni di Ferdinando Vicentini Orgnani, e scritte canzoni, anche se per ora la verità, almeno quella ufficiale, è lontana dal venire a galla.
Ilaria Alpi. Osservatorio sull’informazione
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