Uranio impoverito, una tragedia chiamata Italia
Un altro video rispetto al quale non servirebbe aggiungere neanche una parola se non lo sdegno per quello che è accaduto. Si tratta di un’inchiesta di Rete Sole dedicata ai militari che sono morti e si sono ammalati dopo essere stati in contatto con i proiettili all’uranio impoverito. Un fatto che riguarda le “missioni di pace” in Somalia e nei Balcani.
I militari americani erano a conoscenza delle precauzioni necessarie da prendere a contatto con il materiale radioattivo utilizzato nella fabbricazione di queste armi micidiali sin dal 1993 mentre i nostri soldati erano all’oscuro di tutto.
Le cifre sono da far accapponare la pelle: 77 militari deceduti e oltre 1700 ammalati secondo le stime del Ministero della Difesa.
Due commissioni d’inchiesta diverse si sono succedute tra il 2006 e il 2008 alla ricerca della verità, ma pur riuscendo a sbloccare i fondi per i risarcimenti, non hanno svolto a pieno il loro compito, ovvero stabilire il nesso di casualità tra l’esposizione all’uranio impoverito e l’insorgere di patologie tumorali.
Solo recentemente i tribunali sono venuti incontro a questa necessità. Il 12 gennaio di quest’anno, infatti, il tribunale di Firenze ha condannato il ministero della Difesa a un risarcimento di oltre mezzo milione di euro, per la precisione 545.061, nei confronti di Gianbattista Marica, ammalatosi di tumore durante la missione “Ibis” in Somalia, dove era stato per otto mesi, dal dicembre 1992 al luglio ‘93, come paracadutista di leva.
Nel frattempo nei poligoni sardi, come ad esempio quello di Salto di Quirra, chiunque è libero di sperimentare armi non convenzionali, bastano 50 mila dollari e un’autocertificazione. Il risultato? Un aumento spropositato di linfomi di Hodgkin e di leucemia linfatica acuta dentro e fuori i poligoni.
Naturalmente i militari negano l’utilizzo di armi all’uranio impoverito all’interni dei poligoni.
Risarcimento per vittime dell’uranio
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