Ecomafia 2009, un business che non conosce crisi
E’ stato presentato questa mattina a Roma, presso la sede di Legambiente Ecomafia 2009.
Dati che fanno impressione quelli riportati da Sebastiano Venneri, direttore dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente. Un business complessivo di 20,5 miliardi di euro per un totale di 25.776 ecoreati accertati, quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Il 48% dei quali si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia).
Tuttavia non è mia intenzione quella di “imbottirvi “ di dati – questo ingrato compito lo svolge con dovizia di particolari il comunicato stampa di Legambiente -, voglio invece condividere con voi una riflessione, sulla base di quanto è stato detto stamattina da autorità ed esperti in materia.
La riflessione è questa: in tempi di crisi economica mondiale gli unici settori che continuano a crescere indisturbati sono quelli della criminalità organizzata e delle energie rinnovabili. E’ evidente che ciò accade per motivi molto diversi tra loro, ma entrambi aumentano i loro fatturati incuranti della recessione.
Ora, se è vero, quello che hanno affermato sia Rutelli che Realacci, e che mi sembrava fosse condiviso più o meno da tutti presenti, e cioè che le organizzazioni mafiose sono quelle che trovano maggiore disponibilità di denaro in un periodo come questo di grande difficoltà di accesso al credito e che si sanno riconvertire velocemente individuando i nuovi business da sfruttare, gli scenari che si aprono di fronte, anche sulla base della riflessione di cui sopra, sono veramente preoccupanti.
Già, perché basta fare 1+1, e ne esce un quadro futuro prossimo dove le mafie iniziano a interessarsi al business delle rinnovabili fiutandone gli enormi margini di crescita. E anzi, come sappiamo bene, ciò sta già in parte avvenendo. Vi ricorderete, infatti, il caso delle turbine eoliche in provincia di Trapani di cui parlammo tempo fa.
E allora cosa si può fare per fermare questo processo, che allo stato attuale ha portato le organizzazioni mafiose, nel giro di vent’anni, a gestire affari di miliardi legati allo smaltimento dei rifiuti - ma non solo, non si può certo dimenticare l’abusivismo edilizio, le zoomafie e le archeomafie.
Bé, sono due gli interventi da fare. Uno è di tipo politico-istituzionale e consiste nel proseguire la lotta alle ecomafie sul versante giudiziario. E da questo punto di vista è fondamentale l’introduzione dei reati ambientali nel Codice Penale e l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, un mezzo di contrasto che il Governo Berlusconi ha cercato di indebolire in ogni modo.
Il secondo, invece, è di tipo culturale e su questo versante sono molte le cose che si possono fare. Dalla sensibilizzazione attraverso strumenti quali la letteratura – come nel nostro piccolo cerchiamo di fare con VerdeNero – il cinema e le arti in genere, fino all’educazione nelle scuole.
L’obiettivo è comprendere che la mafia non è una questione estranea a noi, perché, come afferma il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, la mafia ha bisogno di tanti soggetti per operare sul territorio, dal broker, al ragioniere che falsifica le carte, all’autotrasportatore, fino al singolo cittadino che, consapevolmente o meno, alimenta meccanismi di stampo mafioso nella vita di tutti i giorni.
Quindi non si tratta di puntare il dito contro qualcuno, ma di comprendere cosa fa di noi, attraverso i gesti quotidiani, degli (eco)mafiosi e impegnarsi attivamente per estirparlo. Qui inizia la lotta alle (eco)mafie, che ha bisogno dell’aiuto di tutti per essere portata a termine.
Il comunicato stampa di Legambiente
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