Terremoto in Abruzzo, un osservatorio vigila sulla ricostruzione
Foto. Abbiamo finito di scrivere il rapporto Ecomafia 2009 proprio mentre l’Abruzzo sprofondava nell’inferno. Paesi interi ridotti in cumuli di macerie. Morti, feriti e migliaia di persone che hanno perso tutto. Case, ospedali, edifici pubblici sbriciolati come niente, crollati come fossero fatti di sabbia.
Sabbia, appunto. Il ciclo illegale del cemento anche in Abruzzo ha fatto le sue vittime, quindi. Come a Sarno, ad Agrigento, in Irpinia e così via.
C’è stato un forte terremoto, certo, e non si vuole con questo dire che è solo colpa di chi ha costruito in quel modo; quanto piuttosto ricordare ancora una volta che, negli anni, nelle attività edilizie e negli appalti pubblici di questa regione si sono mossi organizzazioni criminali di tipo mafioso e i soliti colletti bianchi, imprenditori e funzionari pubblici complici nel costruire manufatti con calcestruzzo di pessima qualità.
Più sabbia che cemento. Le inchieste si sono moltiplicate negli anni e tanti collaboratori di giustizia hanno cominciato a raccontarne i retroscena. È questo uno dei risultati più drammatici quando il ciclo del cemento finisce nelle mani sbagliate.
Tant’è che anche nel 2008 l’Abruzzo ha registrato numerose inchieste della magistratura sul fronte degli appalti e delle illegalità nelle attività edilizie: principalmente contro gruppi criminali che attraverso le estorsioni mirano a controllare il mercato delle costruzioni.
Nel dettaglio, lo scorso anno sono state denunciate 367 persone e sono stati operati 71 sequestri immobiliari per un totale di 319 infrazioni accertate dalle forze dell’ordine. Numeri inquietanti e drammaticamente in crescita: nel 2005, per esempio, nella stessa regione le infrazioni erano state “solo” 135 con 30 sequestri effettuati.
Cresce anche l’illegalità nel ciclo dei rifiuti: aumentano le infrazioni (216, erano 106 nel 2005) e i sequestri (93, erano 42 quattro anni fa); mentre si registra un’impennata nelle denunce (439, erano 142 nel 2005) e soprattutto, a differenza degli scorsi anni, si registrano 6 arresti.
Per tale ragione Legambiente, insieme all’Associazione nazionale costruttori edili, ha presentato il progetto per costituire un “Osservatorio ambiente e legalità” sulla ricostruzione post-sisma, anche per evitare il rischio di infiltrazione mafiosa, pericolo già segnalato, dopo il terremoto in Umbria, dal Ministero degli Interni.
L’Osservatorio avrà il compito di monitorare le imprese edili e di costruzione coinvolte nella ricostruzione; controllare il meccanismo dei subappalti e del nolo di mezzi e macchinari; verificare la filiera di approvvigionamento e la qualità dei materiali utilizzati, in particolare la produzione di calcestruzzo verificando l’idoneità delle cave per l’estrazione degli inerti e della sabbia; vigilerà anche sul trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti inerti derivanti dai crolli e dalle demolizioni, con l’istituzione di un numero verde a disposizione dei cittadini per la segnalazione di illeciti ambientali.
Sono, infatti, tante le storie di illegalità nel ciclo del cemento in Abruzzo. A partire dall’operazione “Histonium 2”, dello scorso mese di giugno, che ha portato all’arresto di diciassette persone tra cui il boss della ‘ndrangheta Michele Pasqualone che, dalla sua cella nel carcere di Vasto gestiva un redditizio giro di usura, il racket delle estorsioni e il mercato illegale degli appalti, controllando di fatto mezza città.
Poi l’inchiesta “Ciclone” che ha invece azzerato l’amministrazione della città pescarese, mandando a casa l’intero consiglio comunale per un collaudato sistema di gestione illegale dei lavori pubblici che favoriva, con appalti senza gara, gli imprenditori del mattone più importanti della zona, che poi ricambiavano con regalie di vario genere.
Il villaggio turistico “La Contea” a Tagliacozzo, località sciistica dell’aquilano, sarebbe invece uno dei beni immobili nei quali è stato reinvestito il favoloso tesoro di Vito Ciancimino, il potente sindaco-padrone della Palermo degli anni ’70, condannato nel 2001 per mafia e morto nel 2002.
E poi una marea di reati alle normative urbanistiche e paesaggistiche compiute da piccole e grandi imprese di costruzione. Questi i fatti. Resta ora da vedere come si ricostruirà, a partire da quelle macerie.
Antonio Pergolizzi (Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente)





Maggio 6th, 2009 at 6:55 pm
In italia troppo spesso ci battiamo il petto,bastasse il mea culpa,così non è purtroppo,se ognuno facesse il proprio dovere difficilmente ci sarebbero questi disastri,a partire dall’ambiente alle costruzioni,assistiamo a scempi indescrivibili tutto per il dio denaro,che si tratti dello smaltitore,del politico,del direttore dei lavori,del vescovo o del controllore,fa poca differenza,siamo dei poveri uomini che ci sottomettiamo ai poteri forti pur di far parte del mondo che conta,spero che un giorno,costoro,comincino a contare gli anni da passare in galera.