Partita la Settimana per la legalità. Ecomafia e speranza nel futuro
E’ stata inaugurata stamattina presso il Piccolo Eliseo, a Roma, la Settimana per la legalità, con VerdeNero e i suoi autori ospiti di riguardo, visto che il tema centrale di quest’anno è proprio l’ecomafia.
E come vi dicevo ieri ho seguito (e seguirò anche nei prossimi giorni) l’iniziativa e vi voglio raccontare di cosa di è parlato oggi.
Innanzitutto è stato presentato “Pasolo Scalo”, un testo teatrale scritto da Giancarlo De Cataldo e Serge Quadruppiani, messo in scena grazie alla regia di Fabio Cavalli e alla Compagnia Teatro Libero di Rebibbia, composta da ex detenuti del carcere romano.
Purtroppo stamattina, causa sovraffollamento della sala, non ho potuto assistere allo spettacolo, ma vi prometto che nei prossimi giorni lo farò e vi riporterò qui di seguito le mie impressioni.
Subito dopo “Pasolo Scalo” ha avuto inizio il dibattito dedicato alle ecomafie, e oltre ai due autori dello spettacolo, De Cataldo e Quadruppiani, sono intervenuti Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio.
E sono stati soprattutto questi ultimi che hanno animato la discussione di fronte a una platea composta dagli studenti di tre scolaresche diverse: una di Ciampino, una di Latina e una di Casal di Principe, che si sono unite simbolicamente in un gemellaggio interregionale.
Lo stesso gemellaggio che purtroppo lega le rispettive Regioni di appartenenza, il Lazio e la Campania, in uno dei traffici più devastanti per l’ambiente, quello dei rifiuti tossici.
E quasi a voler dare un significato ancora maggiore a questa amicizia, sono arrivate le notizie che hanno visto ieri l’arresto di 13 persone con l’accusa di associazione per traffico illecito di rifiuti e truffa allo Stato per l’impianto di incenerimento di Colleferro.
Nell’inceneritore infatti bruciavano rifiuti del Lazio e della Campania, ma il Combustibile derivato dai rifiuti (Cdr) era composto anche da rifiuti speciali pericolosi e quindi non utilizzabili nei forni degli inceneritori. Un caso di ecomafia in piena regola.
“Anni fa quando volevamo organizzare la Settimana per la legalità” ha detto il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo “mi prendevano per pazzo. Che c’entra la criminalità con Roma? Mi sentivo ripetere. E’ roba da terroni. E invece si sbagliavano, lo dimostra il caso di Colleferro, così come anni fa lo dimostrava il caso della Banda della Magliana”.
In questo senso Marrazzo si è detto anche molto preoccupato per il sud del Lazio, facendo riferimento alla vicenda delle possibili infiltrazioni mafiose (mafia casertana e ‘ndrangheta) nel comune di Fondi. L’ennesima dimostrazione che nel Lazio la mafia c’è, così come nel resto d’Italia.
Un fenomeno a carattere nazionale, proprio come lo ha definito il procuratore Grasso.
“La mafia non va ghettizzata” ha aggiunto Grasso “perché una società intera collabora al suo funzionamento. Dagli imprenditori che sperano di abbassare i costi d’impresa trasgredendo la legge, agli enti pubblici, ai burocrati, ai ragionieri che falsificano le carte fino ai trasportatori e ai piazzisti della monnezza”.
“E l’ecomafia è sicuramente la mafia fisicamente più distruttiva” dice Don Luigi Ciotti “perché mina sia la salute dei cittadini che quella dell’ambiente, mettendo insieme in un solo colpo tre forme di criminalità, quella ambientale, quella economica e quella genericamente mafiosa”.
Il presidente di Libera ha ribadito anche l’importanza dell’introduzione dei reati ambientali nel Codice Penale – caldeggiata ormai da anni da parte di Legambiente – e ha fatto riferimento alla Direttiva Europea di cui si parlava venerdì scorso al 1° Forum di Ambiente e Legalità.
Quella direttiva (2008/99/CE) che stabilisce le tipologie di reati ambientali perseguibili penalmente e alla quale si dovranno uniformare tutti gli Stati membri (Italia compresa) entro il 26 dicembre 2010.
Ciotti parla anche del paradosso di un Paese, l’Italia appunto, in cui è reato rubare una mela, ma non inquinare un fiume. Un po’ lo stesso discorso che faceva Realacci sempre venerdì scorso, quando affermava che in Campania si può ottenere un processo penale per chi abbandona rifiuti in strada mentre si lasciano impunite le ecomafie.
Ecomafie che disegnano traiettorie internazionali – le stesse a cui ad esempio fa riferimento L’albero dei microchip – all’interno delle quali l’Italia esporta monnezza verso Hong Kong, Senegal, Pakistan e Cina, ma poi importa rifiuti dalla Croazia, dalla Serbia e dall’Albania. Una trama di import-export globale in cui il livello di rischio cresce in modo inversamente proporzionale al grado di civiltà della popolazione.
La soluzione? La via è rintracciabile sempre nelle parole di Don Luigi Ciotti, perché non si costruisce civiltà senza conoscenza e tanto meno senza un’informazione corretta. E da questo punto di vista diventa fondamentale il lavoro sui giovani. Gli stessi giovani che questa mattina gremivano la sala del Piccolo Eliseo e nei quali, forse, è possibile (e necessario) ricercare un barlume di speranza.
Colleferro, rifiuti tossici nell’inceneritore: 13 arresti
Il programma della Settimana per la legalità




