Forum Ambiente e Legalità. L’ecomafia incombe sulla società civile
Foto Paolo Margari. Si è tenuto stamattina a Roma il primo Forum nazionale Ambiente e legalità organizzato da Legambiente. Un’occasione importante per parlare di legislazione ambientale ed ecomafie.
L’incontro si è tenuto presso il Nuovo Cinema L’Aquila, luogo simbolo della Capitale nella lotta alla mafia, in quanto trattasi di bene a quest’ultima confiscato.
Stamattina ho partecipato al Forum e se avete voglia vi racconto di cosa si è discusso.
Nella prima parte dell’incontro si è affrontata la tematica dal punto di vista tecnico e l’elemento principale emerso dal dibattito è stata l’efficacia o meno delle sanzioni penali per i reati ambientali, su cui i relatori si sono fortemente divisi.
Più o meno efficaci, le sanzioni penali (nessuno ne mette di certo in dubbio la necessità) sono uno dei mezzi attraverso i quali si combatte l’illegalità e forse dopo anni, la battaglia di Legambiente per introdurre i reati ambientali nel Codice Penale potrebbe giungere a compimento.
E’ stata emanata infatti il 18 novembre 2008 la direttiva europea 2008/99/CE che stabilisce le tipologie di reati ambientali perseguibili penalmente. Una direttiva alla quale si dovranno uniformare tutti gli Stati membri (Italia compresa) entro il 26 dicembre 2010.
Nonostante questo sono state molte le preoccupazioni espresse durante il Forum, e in modo particolare nel corso della seconda parte, quando si è passati dalla fase tecnica a quella di dibattito vero e proprio.
Punto centrale della discussione è stata la necessità di una semplificazione delle norme, l’introduzione, improrogabile come dicevamo, dei reati ambientali nel Codice Penale e la revisione del provvedimento sulle intercettazioni.
Tutto questo in un contesto generale che vede l’Italia arretrare sul fronte della tutela ambientale e in cui urge il bisogno di evitare che passi l’idea della necessità di allentare i “lacci” dello Stato a causa della crisi, perché questo rischia di favorire le ecomafie.
Sarebbe lunga la lista di provvedimenti sciagurati presi da questo Governo sul fronte ambientale. Primo fra tutti vi è sicuramente la proroga per la Legge Delega. Un emendamento dell’esecutivo al Ddl 1082 (che si occupa peraltro di materie completamente diverse), già votato in sede di commissioni, che proroga al 30 giugno 2010 il termine per l’emanazione di correzioni e integrazioni in materia ambientale, e che trasformano l’ambiente in una materia di intervento esclusivo del Governo a netto discapito del ruolo del Parlamento.
“Per non parlare del disegno di legge sul risarcimento dei danni provocati dai casi di grande inquinamento industriale (Porto Marghera, Priolo ecc.)” dice Roberto Della Seta, capogruppo del PD nella Commissione Ambiente del Senato “che rischia di diventare un’immensa e sbrigativa sanatoria che non garantisce in alcun modo il diritto alla salute dei cittadini”.
E infine il disegno di Legge Orsi sulla caccia che vorrebbe mettere il fucile in mano ai ragazzini di 16 anni, concedere la caccia in Deroga nelle aree protette, far scomparire la definizione di “specie superprotette” finora applicata a lupo, orso, aquile, cicogna ecc. e tutta una serie di orrori il cui elenco sarebbe estremamente lungo.
Ma gli argomenti più caldi sono stati sicuramente la semplificazione delle norme e le intercettazioni telefoniche. “E’ impensabile” dice Ermete Realacci, responsabile Ambiente del PD “che vi siano Regioni come la Campania dove si può ottenere un processo penale per chi lascia rifiuti in strada mentre si lasciano impunite le ecomafie. Questo vale in modo particolare in una regione (la Campania appunto) dove 40 mila processi l’anno cadono per decorrenza dei termini e dove la criminalità è sicuramente la realtà più versatile e meglio organizzata per agire indisturbata in tali situazioni”.
Per quello che concerne il disegno di legge sulle intercettazioni ne avevamo già parlato tempo fa su questo blog. Il rischio infatti è che bloccando le intercettazioni per tutti i reati sotto i dieci anni si tolga alla lotta alle ecomafie (la pena più alta prevista è 8 anni) uno strumento finora fondamentale di prevenzione e di contrasto.
Ma non solo, porre un limite di due mesi ad esse sarebbe un danno irreparabile, perché significherebbe chiedere ai magistrati di staccare la spina proprio nel momento in cui magari si stanno per ottenere dei risultati di una certa rilevanza.
E’ necessario impedire tutto ciò perché il rischio è che dopo aver lottato per anni affinché la lotta contro le ecomafie guadagnasse diritto di cittadinanza, si comprometta quella che Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, definisce la fase due del piano, ovvero portare a casa dei risultati concreti, primo fra tutti l’inserimento dei reati ambientali nel Codice Penale.
“Perché bisogna ricordare che le ecomafie” ha aggiunto Cogliati Dezza “sono l’industria più innovativa e flessibile che ci sia in circolazione e sono soprattutto i settori nuovi, come quelli delle energie rinnovabili, quelli maggiormente a rischio (un esempio su tutti il caso delle pale eoliche in Sicilia)”.
La necessità, secondo il presidente di Legambiente, è di legare insieme lo sviluppo economico, l’innovazione e la legalità, perché in tempi di crisi un gruzzolo come 18 miliardi di euro (il giro d’affari annuale delle ecomafie) deve far gola allo Stato, così come agli industriali.
E da questo punto di vista sono sicuramente incoraggianti le parole di Ivanhoe Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, che ha parlato della necessità di creare un conflitto di interesse fra aziende che delinquono e imprenditori onesti. Bisognerà solo capire che divario intercorre tra le buone intenzioni e la realtà dei fatti.
Una cosa è certa: l’Osservatorio parlamentare di Legambiente svolgerà sicuramente al meglio il suo lavoro, quella parte di cittadinanza attiva vicina ai progetti come VerdeNero farà altrettanto, e allora solo a quel punto sarà possibile capire se le parole di Norberto Bobbio citate da Cogliati Dezza corrispondono alla realtà. E’ vero infatti che la società politica è solo il riflesso della società civile? In quel caso ci toccherebbe a tutti un bell’esame di coscienza.
Il comunicato stampa di Legambiente
Tags: ecomafia, reati ambientali, Rifiuti





Gennaio 28th, 2010 at 10:19 am
[...] l’intero paese, consci che i tempi volgono al meglio, almeno per loro. A fronte di una legislazione penale ambientale ancora del tutto carente, il disegno di legge sul processo breve, già approvato in Senato, e la riforma delle [...]