Presentato a Roma Ambiente Italia 2009. La fotografia di un Paese che arranca

E’ stato presentato stamattina a Roma Ambiente Italia 2009, il rapporto annuale di Legambiente sullo stato di salute dell’ambiente nel nostro Paese, pubblicato da noi di Edizioni Ambiente.

Il sottotitolo di quest’anno del testo è Rifiuti made in Italy e come potete immaginare si è parlato di gestione dei rifiuti e inevitabilmente anche di ecomafie.

Sono stato alla conferenza stampa di presentazione. Venite che vi racconto cosa è emerso di interessante.

Vi dico subito che il quadro non è confortante. Sui quattro punti principali infatti, l’Italia mostra di essere molto in ritardo. Sto parlando dei rifiuti, della mobilità, dell’inquinamento e della fiscalità. Ma non voglio soffermarmi sulla enorme mole di dati presentati, per la quale vi rimando al link di Legambiente a fondo pagina e soprattutto alla lettura di Ambiente Italia 2009.

Mi preme solo riportarvi due cose. La prima riguarda le ecomafie. E’ emerso infatti dal rapporto che è aumentato pericolosamenre il fenomeno degli smaltimenti illeciti di rifiuti speciali. Pensate che nel 2005 ne sono scomparsi nel nulla 19,7 milioni di tonnellate, formando un’immaginaria montagna con base di 3 ettari e alta 1.970 metri, alimentando un business illegale annuo di circa 4,5 miliardi di euro.

La seconda riguarda il discorso di Duccio Bianchi, dell’Istituto di ricerca Ambiente Italia. Le sue parole sono infatti le uniche che aggiungono qualcosa a quanto riportato nel comunicato stampa di Legambiente (il link per un approfondimento, lo ripeto, lo trovate a fondo pagina).

E vale la pena di parlarne. Bianchi sostiene che, a differenza di altri Paesi, l’Italia non sta avviando serie politiche ambientali come risposta alla recessione economica.

Infatti, aggiunge, è vero che gli investimenti nelle energie rinnovabili sono cresciuti percentualmente negli ultimi anni, ma non quanto avrebbero dovuto. Lo dimostra il fatto che la quota di produzione di energia elettrica da fonti pulite è ormai inchiodata al 7% da molti anni.

Tra il 2000 e il 2007 infatti la produzione di energia da fonti rinnovabili è cresciuta di 9000 gigawattora, un dato che da solo non dice niente, ma che acquista una valenza diversa nel momento in cui lo si raffronta con la crescita della produzione di energia da carbone negli stessi anni: 18 mila gigawattora, ovvero circa il doppio.

Questo ha decretato un allontanamento dell’Italia dai paesi dell’Unione Europea più attivi in questo settore, come ad esempio la Germania.

Un altro dato su cui riflettere è quello relativo ai consumi energetici per abitazione, che risultano essere molto più alti rispetto alla media europea. Più alti addirittura anche di quelli dei paesi più ricchi, dove la dimensione media delle case è sicuramente più elevata.

Infine un dato relativo ai redditi. L’Italia è un Paese che si sta impoverendo: è quanto ha affermato Bianchi senza mezze parole.

Perché? Semplice, stabilendo come 100 il reddito medio europeo nel 1997, quello dell’Italia era 119, più alto addirittura di quello di Gran Bretagna e Francia. Bé, volete sapere nel 2007 a che punto siamo? Fissato sempre come 100 il reddito medio l’Italia è scesa a 98, scavalcata non solo dai paesi più ricchi, ma anche da altri che in precedenza erano considerati più poveri.

E l’analisi di Bianchi non si ferma qui. Gli unici aspetti positivi del rapporto, ovvero la crescita dell’agricoltura biologica e del turismo sostenibile, e il primato europeo delle licenze con marchio Ecolabel, sono fattori di gran lunga da ridimensionare.

Questo perché non dipendono da una precisa volontà politica, ma dalla scelta dei consumatori e di aziende private.

Inoltre, aggiunge Bianchi, la crescita del bio è dovuta alla grande domanda proveniente dall’Estero mentre il primato nelle certificazioni può essere interpretato anche come un segnale negativo. Un Paese come il nostro, infatti, ha bisogno più di altri di garantire i propri acquirenti, soprattutto se esteri, circa l’affidabilità dei propri prodotti. In questo modo si può spiegare, in molti casi, la scelta del marchio Ecolabel. Stesso discorso può essere fatto per il turismo.

In sostanza, le possibilità per un New deal ecologico come quello preannunciato da Obama negli Usa ci sarebbero tutte, e si tratta in effetti di una congiuntura imperdibile, da sfruttare assolutamente, anche se per ora una volontà politica in questo senso non si è manifestata in alcun modo nella classe dirigente, che si tratti dello Stato o dei grandi gruppi industriali.

Ambiente Italia 2009

Per un approfondimento leggi Ambiente Italia 2009 il rapporto annuale sullo stato di salute del Paese di Legambiente elaborato dall’istituto di ricerche Ambiente Italia

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Un commento a “Presentato a Roma Ambiente Italia 2009. La fotografia di un Paese che arranca”

cristina Dice:

quadro a dir poco sconfortante… non ci resta che aspettare di vedere cosa succederà quando l’ecomafia si accaparrerà, oltre allo smaltimento illecito di rifiuti speciali, anche quello delle scorie nucleari radioattive. sai che numeri…

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