Punta Perotti, per Strasburgo fu illegale la confisca dei terreni
L’abbattimento dell’ecomostro di Punta Perotti è stata sicuramente una delle battaglie ambientaliste più riuscite degli ultimi anni. 300 mila metri cubi di cemento che si ergevano sul lungomare di Bari, buttati giù a suon di tritolo nell’ormai lontano 2006.
Ieri però la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che la confisca del complesso fu illegale, e ha condannato l’Italia a risarcire i costruttori - per l’esattezza 40 mila euro ciascuno, 30 mila per le spese processuali e 10 mila per i danni morali.
Un fatto che fa riflettere su quanto sia seriamente disastrato il sistema Italia, all’interno del quale è veramente complicato riuscire a muoversi, nei meandri di leggi oscure e di difficile interpretazione, in cui tutti rischiano di essere allo stesso tempo all’interno e al di fuori della legalità.
Ma vediamo di capirci qualcosa. La sentenza della Corte Europea non entra di certo nel merito dell’abuso rappresentato da Punta Perotti. Non dice quindi che quell’opera era nella norma dal punto di vista ambientale, ma semplicemente mette in luce quanto dicevo sopra: uno stato di confusione chiamato Italia.
Sostanzialmente il discorso è questo: sembra che i tre costruttori (Sud Fondi del Gruppo Matarrese, Mabar del Gruppo Andidero e Iema di Antonio Quistelli) coinvolti nella vicenda avessero ipermessi in piena regola.
Il problema era però un altro, ovvero le norme che avevano consentito di rilasciare questi permessi erano in contrasto con quelle dello Stato. Queste ultime infatti impediscono l’edificazione a meno di 300 metri dal mare.
Un bel disastro insomma, perché la Corte ha constatato che “l’infrazione in base a cui è stata inflitta ai ricorrenti la confisca non aveva base legale ai sensi della Convenzione e la sanzione inflitta ai ricorrenti era arbitraria”.
In sostanza il problema sta a monte, ovvero nel rilascio delle concessioni edilizie che avvenne da parte dell’amministrazione comunale di Bari la quale, secondo la Corte, “si è comportata come se tutto fosse regolare”.
“Tuttavia” aggiunge la Corte “il suo comportamento non sarebbe stato trasparente e conforme alle norme di buona amministrazione”.
Inoltre, sempre secondo la Corte, i costruttori avrebbero commesso “un errore inevitabile e scusabile nell’interpretare le disposizioni di legge regionali, essendo queste oscure e mal formulate”.
Questo non toglie nulla alla battaglia condotta per abbattere quel terribile ecomostro, ma rimane il rammarico di vivere in un paese in cui nulla sembra mai apparire chiaro.
Bari, Punta Perotti: per Strasburgo illegale la confisca dei terreni
Tags: ecomostri, Punta Perotti





Gennaio 23rd, 2009 at 3:03 pm
Paradoso italiano.Ora mi chiedo…concordo sul fatto che i costruttori siano stati tratti in inganno dalle leggi…in inganno gente che specula e” che cosa loro” la studiano bene…ma chi ha rilasciato i permessi,capisettori degli ufici tecnici che oltre allo stipendi prendono a fine anno anche indennita’ di servizio,in euro cifre tipo queste che dovranno andare ad indennizzo ai “poveri” costruttori..ma loro cosa pagano?
Marzo 11th, 2009 at 8:35 pm
Salve, sono un avvocato interessato alla vicenda punta perotti, ma non riesco a trovare la sentenza integrale della Corte Europea. Mi piacerebbe leggrla. Dove posso trovarla? Potete mandarmene una copia in allegato alla mail?
Dicembre 26th, 2009 at 1:02 pm
la puoi trovare sul sito http://www.giurdanella.it, ma è in versione francese