Carlotto, il ruolo della narrativa d’inchiesta
Il nuovo ruolo della narrativa italiana, soprattutto quella noir, in rapporto al mondo dell’informazione: è stato questo il tema su cui ha ruotato il dibattito intitolato “I libri che fanno paura. La narrativa d’inchiesta dopo Gomorra”, tenutosi a Roma domenica scorsa durante Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria.
Ma come nasce la narrativa d’inchiesta? Secondo Andrea Purgatori, inviato speciale del Corriere della sera, raccontare la realtà attraverso i romanzi è il frutto di una degenerazione dell’informazione incorsa negli ultimi anni.
“L’informazione infatti è in mano al potere economico-industriale” dice Purgatori. “Questo fa sì che nessuna testata giornalistica, a parte qualche lodevole eccezione, commissioni più inchieste, perché sarebbe troppo alto il rischio di calpestare i piedi a qualcuno. Ovvero che l’oggetto dell’inchiesta vada a nuocere in qualche modo agli interessi del proprietario del quotidiano o della rivista”.
“La narrativa va quindi a colmare questo vuoto” aggiunge “anche perché possiede una forza evocatrice nella narrazione dei fatti, che i semplici dati, spesso freddi, non hanno”.
Sulla stessa linea di pensiero anche Massimo Carlotto, prossimo autore VerdeNero e, insieme al collettivo sardo Mama Sabot, di Perdas de fogu, romanzo appena uscito per le Edizioni e/o.
“La narrativa d’inchiesta nasce dalla necessità di risolvere un problema” dice Carlotto. “Sui giornali e sulle riviste non c’è più spazio per una certa saggistica scomoda. In molti casi infatti il rischio è che alcuni danarosi inserzionisti minaccino di ritirare la propria pubblicità dalle pagine delle testate in questione”.
Torna quindi il concetto della narrativa d’inchiesta che va a colmare un vuoto. Lo stesso vuoto individuato dalla gente, percepito da coloro che abitano il territorio.
“E’ il caso di Perdas de fogu” dice Carlotto “un romanzo che parla dell’inquinamento bellico sugli animali e sulle persone nella zona del poligono di Salto di Quirra, in Sardegna. Un argomento che ci è stato sollecitato a lungo dai comitati locali, i quali ci hanno ripetutamente invitato a raccontare questa storia”.
Ma libri del genere, è il caso anche di VerdeNero, riescono realmente a dare fastidio? “In questo paese si fa finta che le cose non esistano” spiega Carlotto. “C’è il silenzio. Il nostro ruolo è quello di informare con lo strumento del romanzo, utilizzando informazioni che avrebbero dovuto però riportare i giornalisti”.
E quanto sia elevato l’interesse della gente per i fatti lo dimostrano le presentazioni dei romanzi stessi. “Non riusciamo quasi mai a parlare di letteratura” continua Carlotto. “La gente vuole sentire parlare dei fatti. Si vuole documentare. Soprattutto quando i fatti, come nel caso di Perdas de fogu, vengono secretati dallo Stato”.
Di fatti importanti si occuperà anche il prossimo VerdeNero, “L’albero dei microchip”, che sarà firmato proprio da Massimo Carlotto e da Francesco Abate. Stavolta si parlerà di smaltimento dei rifiuti elettronici, un tema di un’attualità devastante, vista la crescita esponenziale dell’industria tecnologica registrata negli ultimi anni. Proprio da qui ripartirà il nostro 2009, all’interno della contemporaneità più sconcertante, nei luoghi dove essa porta le proprie propaggini malavitose. Dove l’ecomafia ha piantato le radici, ma dove c’è sempre qualcuno pronto a combattere per sradicarla.
Tags: Collana VerdeNero, Massimo Carlotto, Perdas de fogu, Più libri più liberi





Dicembre 18th, 2008 at 5:46 pm
[...] giornalismo italiano è malato, ne parlavano Carlotto e Purgatori a Più libri più liberi, e i pochi giornalisti che fanno il proprio lavoro con coscienza o non [...]