Il mito del nucleare francese
Foto Mandj98. Uno dei luoghi comuni più abusati in tema di energia nucleare è quello legato alla convenienza economica e al fatto che permette di liberarsi dalla dipendenza dei combustibili fossili.
Ma sarà poi vero? Sembra proprio di no, vista l’attuale situazione della Francia. Il paese d’oltralpe infatti deve la sua produzione di energia elettrica per l’80% dal nucleare, ma non sembra poi così ben messa, sia dal punto di vista economico - il prezzo pagato dai cittadini per l’energia - che da quello della dipendenza.
I francesi pagano l’energia elettrica un po’ meno che nel resto d’Europa, e molto meno che in Italia, ma se si osservano i consumi energetici globali e l’apporto delle fonti fossili al fabbisogno complessivo del paese, la Francia è addirittura messa peggio di noi.
E’ quanto emerge dall’analisi di Bernard Laponche, ingegnere ed economista dell’energia, per molti anni consulente energetico del governo di Parigi, e di Aspo Italia, l’associazione che studio il picco delle risorse petrolifere.
Ci si aspetterebbe che data la considerevole produzione di energia da fonte nucleare il fabbisogno di petrolio si riduca molto, ma non è così. Il consumo di petrolio procapite della Francia è di 1.46 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio), maggiore di quello della Germania (1.36 Tep), della Gran Bretagna (1.33) e anche dell’Italia (1.31).
Perciò il ricorso al nucleare non solo non libera dalla dipendenza dal petrolio, ma vi aggiunge anche quello dall’uranio - che va necessariamente importato dall’estero.
Inoltre la Francia si è adagiata molto sul ricorso all’energia nucleare dimenticando di considerare il problema energetico nella sua globalità, investendo sull’efficienza energetica, sul risparmio e sulle fonti di energia rinnovabile.
Pensate che l’energia nucleare, in Francia, contribuisce solo per il 14% al consumo di energia elettrica contro il 49% del petrolio. E a questo, in termini di dipendenza, va aggiunta la maggiore “sete” di idrocarburi dei francesi nella mobilità e nei riscaldamenti domestici, che funzionano ancora in larga parte a gasolio, e alla la minore efficienza della rete elettrica francese, con il 6,2% di perdite nei servizi di distribuzione (5,8% in Italia) e il 5% di perdite nei servizi di centrale (contro il 3% del nostro paese).
Per finire: è vero che l’energa nucleare permette di diminuire la quantità di gas serra emessi in atmosfera? Non così tanto. Nel 2005 la Francia aveva un consumo procapite di anidride carbonica che si attestava sui 9.1 Mteq (milioni di tonnellate equivalenti) contro i 12.1 della Germania, i 10.2 dell’Inghilterra e i 9,9 dell’Italia.
Insomma, il gioca vale veramente la candela?
Via Aspo Italia
Tags: efficienza energetica, energia nucleare, energie rinnovabili, Francia, risparmio energetico





Novembre 13th, 2008 at 8:03 pm
In questo articolo si parla di tonnellate di petrolio equivalenti, una misura di energia, scambiandola per la quanita’ totale di petrolio usata dalla Francia (procapite). I valori riportati devono quindi essere considerati come valori di energia, la Francia consuma piu’ energia di noi ma l’80% di questa deriva dal nucleare. La stessa considerazione va fatta sull’anidride carbonica. Riporto per tanto una citazione da wikipedia:
“nuclear power gives France the cleanest air of any industrialized country, and the cheapest electricity in all of Europe”
http://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_power