Greenpeace contro il carbone “sporco” di Enel

Terza tappa di Greenpeace Italia che torna, dopo Civitavecchia e Fiumesanto, con le sue azioni dimostrative contro le scelte procarbone di Enel. Stavolta è toccato a Genova e in un solo giorno, ieri per l’esattezza, gli attivisti hanno colpito ben tre volte.

La prima sul faro della “Lanterna” da dove i climbers dell’associazione ambientalista hanno fatto scendere uno striscione con su scritto “Enel chiudi la centrale”. La seconda sul vecchio impianto a carbone del capoluogo ligure - risalente al 1928 e situato vicino al centro della città – dove hanno scritto “Enel clima killer”. E infine il terzo attacco nei confronti di una nave carboniera con un altrettanto ben visibile “Enel quit coal”.

L’obiettivo di Greenpeace, come dicevo in precedenza, è la politica carbonifera di Enel, il maggiore emettitore di anidride carbonica in Italia. La richiesta dell’associazione ambientalista è di non attendere il 2020 per chiudere l’impianto genovese, accogliendo quindi le pressioni della Regione Liguria, affinché l’impianto venga chiuso immediatamente.

Secondo Greenpeace “è possibile, infatti, sostituire la potenza della Lanterna con fonti pulite come eolico e solare. Il potenziale eolico raggiungibile al 2020 in Liguria è pari a 280 MW e permetterà di creare oltre mille posti di lavoro puliti”.

Secondo i dati riportati da Greenpeace la Liguria è ancora uno dei maggiori poli di utilizzo del carbone in Italia, con tre impianti presenti sul territorio, e negli ultimi anni le emissioni di queste tre centrali sono aumentate e rappresentano oggi circa la metà delle emissioni totali di CO2 della regione.

Quindi diffidare di Enel quando insieme a Eni e alla Prestigiacomo parla di carbone pulito. Il carbone pulito non esiste, tanto meno quello di cui disponiamo oggi in Italia.

Via Greenpeace

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