Pacchetto clima, l’Italia dice no. Intervista a Stefano Caserini

co2, emissioni, gas serraFoto Angie Torres. Dovrà essere approvato entro l’anno il pacchetto clima-energia dell’Ue che prevede una riduzione entro il 2020 delle emissioni di gas serra del 20%, una quota di consumi di energie rinnovabili pari al 20% dei consumi totali e un incremento del 20% dell’efficienza energetica. Degli obiettivi, a dir la verità, piuttosto modesti.

Ma l’Italia non ci sta: “applicare il pacchetto così com’è ci costerebbe circa 181 miliardi di euro tra il 2011 e il 2020″. Questo, secondo il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, porterebbe a una significativa riduzione del prodotto interno lordo. E unito agli effetti recessivi dell’attuale crisi finanziaria internazionale, renderebbe l’operazione insostenibile per il sistema industriale nazionale e anche per i cittadini.

Mi chiedo: ma Scajola ha mai sentito mai parlare di Nicholas Stern, ex economista capo della Banca Mondiale, che ha avvertito molto tempo fa circa gli effetti recessivi dei cambiamenti climatici?

Secondo Stern in caso di inazione, entro il 2050 i cambiamenti climatici faranno scendere il Pil del 5-20%. Questo a fronte di una riduzione attuale del 2% - la cifra proposta da Sir Nicholas.

Ne ho parlato con Stefano Caserini, Stefano Caserini, docente di Fenomeni di Inquinamento al Politecnico di Milano e autore per Edizioni Ambiente di “A qualcuno piace caldo”.

Sulla base di cosa ragiona Scajola visto che secondo le stesse parole della Prestigiacomo l’applicazione del pacchetto ci costerà l’1,14% annuo del Pil?

Il primo problema di queste cifre, di questi costi che vengono declamati, è che sono numeri in libertà. Sono proposti, si potrebbe dire “sparati”, senza cautela, per impressionare, ma non hanno una vera base scientifica. Non è un caso che non vengono forniti i riferimenti, i rimandi bibliografici, le ipotesi su cui sono calcolati. Si citano in modo molto generico alcuni studi, pubblicati su riviste non dotati di sistemi di peer review, e non se ne citano altri più autorevoli. Si trovano on line alcuni conti (ad esempio in questo documento del Ministero dell’Ambiente) che sorprendono per la loro semplicità, per l’approccio riduttivo utilizzato.

Se non sbaglio le emissioni di anidride carbonica in Italia sono cresciute costantemente. La Prestigiacomo dice che “anche se le scadenze delle misure non sono così vicine, non è il momento per decisioni così vincolanti. Visto che siamo nel 2008 e che pochi giorni fa gli scienziati britannici del Met Office, non certo dei catastrofisti, hanno consigliato di agire subito e velocemente per evitare che il pianeta si surriscaldi oltre i 2 gradi centigradi oltre il periodo preindustriale, quando sarà il momento?

La ministra è male informata, e dispiace che dopo tanti mesi ancora non sia riuscita ad allargare la visione rispetto alle poche e solite fonti ministeriali che male la consigliano. Le politiche climatiche hanno una grande inerzia, se si vuole ottenere qualcosa entro il 2020 bisogna muoversi adesso, in modo deciso. L’Italia per anni non ha mai avuto una seria politica climatica, e oggi si pagano i ritardi e la miopia che per anni ha negato l’esistenza del problema climatico o ha scommesso contro il Protocollo di Kyoto. I prossimi anni saranno gli anni di un altro accordo sul clima e la ragione è semplice: le emissioni stanno crescendo, con sempre maggiore velocità. Il problema c’è ed è serio: non è una fissazione degli ambientalisti.

La Prestigiacomo aggiunge che “l’incidenza di riduzione delle emissioni per il nostro paese sarà dello 0,3% e per tutta l’Ue del 2-3 per cento”. Non si capisce bene la percentuale a cosa sia riferita ma immaginando che intenda a livello globale possiamo prendere per vere queste affermazioni?

Fra tutti questo è l’argomento più incredibile, risibile. Con la stessa logica, potrei dire che non serve che io paghi le tasse perché le mie tasse sono un milionesimo del gettito fiscale italiano… e allora ? È un argomento imbarazzante, da negazionisti. Ma in bocca ad un ministro o scritto in un documento del ministero fa impressione. Sembra di tornare a 6 anni fa, quando il ministero organizzava convegni in cui invitava solo negazionisti per farsi dire che la colpa dei cambiamenti climatici era del sole. Certo, le emissioni italiane non sono come quelle degli Stati Uniti o della Cina, ma ognuno deve fare la propria parte, dalla Svizzera alla Russia.

Ancora la Prestigiacomo: L’Italia sarebbe “costretta a investimenti più onerosi rispetto a Paesi più inquinatori”. Non credo che in Europa ci siano molti paesi più inquinatori dell’Italia, ma anche se si facesse riferimento ai Paesi in via di sviluppo non dovremmo ricordare alla ministra che le emissioni procapite dei paesi occidentali sono ancora enormemente più alte di Cina e India ad esempio?

Ancora: dove sono i dati per sostenere queste tesi? Da un decennio il mondo industriale si lamenta per i costi del protocollo di Kyoto, possibile che non sia riuscito a pubblicare uno studio serio su questi maggiori costi ? Il mondo industriale è purtroppo ancora su posizioni di retroguardia, al convegno dei giovani industriali hanno dato ancora spazio ad uno dei più screditati negazionisti, fra l’altro candidato al premio “A qualcuno piace caldo del 2007” (vedi Climalteranti). I confronti che si fanno sono solo quelli che servono. Non è solo il fatto che le emissioni pro-capite cinesi o indiane sono la metà e un quarto delle nostre: una buona parte delle loro emissioni sono collegate a beni e servizi di cui noi godiamo, quando importiamo questi beni.

Non vorrei tornare sul nucleare, ma temo che l’Italia voglia investire su di esso per raggiungere gli stessi obiettivi. Ma non ci costerebbe di meno spendere quei soldi su rinnovabili ed efficienza energetica, visto che comunque la conversione del sistema energetico dovrà avvenire prima o poi, non è meglio avviarla ora?

Non mi sembra utile litigare se conviene più una cosa o l’altra. Investire in efficienza energetica e rinnovabili oggi conviene, se si considerano tutti i costi e tutti i benefici. Non è un problema di soldi, di capitali: per le cose ritenute importanti si trovano. Quando troveranno un posto in Italia dove costruire una centrale nucleare, o dove mettere le scorie, ma davvero, non a parole, riparleremo del nucleare.

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3 commenti a “Pacchetto clima, l’Italia dice no. Intervista a Stefano Caserini”

VerdeNero » Blog Archive » Il Governo non scherza, nasce l’Agenzia per il nucleare Dice:

[...] di SuzukiMaruti. Spero che abbiate letto l’intervista che ho fatto ieri a Stefano Caserini, docente di Fenomeni di Inquinamento al Politecnico di Milano e autore per Edizioni Ambiente di [...]

VerdeNero » Blog Archive » Pacchetto clima, la miope politica dell’Italia Dice:

[...] la ministra sembra, come al solito poco e male informata - tanto per citare l’intervista a Stefano Caserini -, visto che gli Usa del nuovo corso, che sia Obama o McCain, sembrano orientati a entrare negli [...]

VerdeNero » Blog Archive » Punto sostenibile, il pacchetto clima in primo piano Dice:

[...] Ma troverete molto altro nella nostra newsletter. Quindi vi consiglio di dargli un’occhiata. Nel frattempo se volete dare una ripassatina alla storia del pacchetto clima rileggetevi Pacchetto clima, la miope politica dell’Italia e l’intervista a Stefano Caserini. [...]

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