Le leggi vergogna contro l’ambiente
Le hanno definite “Leggi vergogna”, una serie di norme proposte dal governo Berlusconi che impedirebbero l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche da parte dei magistrati.
Ma non solo, l’idea è quella di bloccare tutti i processi - che prevedono pene non superiori ai dieci anni - per reati commessi fino a giugno del 2002.
Voi vi chiederete, che c’entra tutto questo con l’ambiente e le ecomafie? Venite che ve lo spiego.
In Italia non esiste il delitto ambientale all’interno del codice penale. Da anni varie associazioni, tra cui Legambiente, si battono per la sua introduzione, senza aver ottenuto finora alcun risultato.
Esistono però tre tipologie di delitto ambientale: il traffico illecito di rifiuti, il maltrattamento degli animali e gli incendi boschivi.
Grazie all’introduzione di queste tre tipologie di reato, nel corso di questi anni, qualche passo in avanti è stato compiuto, ma le norme che il governo intende introdurre rischiano di inficiare anche questi piccoli risultati ottenuti.
“Se in Italia le forze dell’ordine e la magistratura sono riuscite a colpire e a svelare gli intrecci perversi che riguardavano i traffici illeciti di rifiuti” dice Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, ai microfoni di Ecoradio “è grazie alle intercettazioni telefoniche”.
“Colpire questo strumento” aggiunge Pergolizzi “significa colpire mortalmente le attività di inchiesta”.
Stesso discorso per la norma salva-processi, che bloccherebbe pratichemente tutte le inchieste sul traffico illecito di rifiuti portate avanti dalla magistratura a partire dal 2002 - anno in cui fu introdotto questo tipo di reato.
Nel complesso significherebbe bloccare 105 inchieste che avevano portato, in sei anni, a più di 660 ordinanze di custodia cautelare.
Per maggiori info ascolta Ecoradio
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Tags: blocca processi, Ecomafie, intercettazioni, leggi vergogna





Giugno 25th, 2008 at 2:29 pm
Il tentativo di insabbiare le indagini e il lavoro dei magistrati è a 360°.
Il problema è che il reato ambientale non viene percepito nella sua entità, piuttosto vengono considerati come nella canzone di Bertoli “i crimi contro la vita, li chiamano errori”.