Lester Brown, come salvare il pianeta
Vi avevo già detto che stamattina sarei stato all’Auditorium Parco della Musica ad ascoltare Lester Brown – che ha da poco pubblicato Piano B 3.0.
Il grande analista americano, presidente dell’Earth Policy Institute, è intervenuto all’inaugurazione di una due giorni intitolata “Strategie per un pianeta sostenibile”, dedicata al centenario della nascita di Aurelio Peccei e per il 40° anniversario del Club di Roma.
Ma prima di raccontarvi com’è andata, vi annuncio che domani Lester Brown sarà ospite di Edizioni Ambiente a Milano.
L’appuntamento è nella sede della nostra casa editrice alle 18.30 con presentazione del libro, incontro con l’autore e aperitivo finale.
Ma venite che vi dico di stamattina.
A parte i problemi tecnici, che hanno provocato ben tre interruzioni del suo intervento, le parole dello studioso americano sono state illuminanti, come illuminante è la lettura del suo Piano B 3.0.
Ascoltandolo parlare sembrerebbe che salvare il pianeta dai cambiamenti climatici sia meno complicato di quello che sembra. E in effetti il suo ragionamento fila.
La ricetta? Si può racchiudere in pochi punti. L’obiettivo è ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2020. Una questione che è impossibile slegare da problemi come la sicurezza alimentare, la lotta alla povertà e la deforestazione. Secondo Lester Brown, infatti, il problema va affrontato organicamente e naturalmente a livello globale. Ci riguarda tutti.
Innanzitutto promuovere le energie rinnovabili per arrivare all’70-90% di produzione di energia complessiva, di cui il 40% di quota spetterebbe all’eolico (lo studioso porta l’esempio del Texas, stato americano noto per la produzione di petrolio, che ora sta velocemente virando verso l’eolico, anche grazie all’impegno di uno dei magnati dell’oro nero, che ha investito 10 miliardi di dollari in un impianto da ben 4000 MW che sfrutta l’energia del vento). Ma senza dimenticare il solare fotovoltaico, quello a concentrazione - sfruttando ad esempio le aree desertiche - e la geotermia.
Per i trasporti l’obiettivo invece è quello di perfezionare la tecnologia ibrida per consentire di ridurre notevolmente i consumi di benzina – anche se immagino che si sia trattato di una semplificazione dovuta alla necissità di spiegare cose molto complesse in poco tempo, visto che tra l’altro Lester Brown si è detto appassionato ciclista…
Infine proseguire sulla strada attuale, che ci dovrebbe condurre a una moratoria contro gli impianti a carbone che non rispettano le norme di cattura delle emissioni di anidride carbonica.
In definitiva: convertire in fretta la nostra economia verso la fase post-petrolifera.
Come fare? Lester Brown usa un esempio estremamente esplicativo. Ricorda come nel 1941, dopo l’attacco di Pearl Harbour, l’allora presidente Roosevelt spinse aggressivamente per una conversione dell’allora industria automobilistica americana in industria bellica. Una conversione impossibile, secondo gli scettici di allora, che però si sbagliavano. La conversione ci fu e permise agli americani di prepararsi in poco tempo alla guerra per poi vincerla. E se fu possibile allora, perché dovrebbe essere così complicato oggigiorno? Già, ce lo chiediamo tutti.
Lester Brown infine si è detto scettico sui negoziati tra stati (intendeva forse il Protocollo di Kyoto? Credo di sì, ma purtroppo non c’è stato modo di fare domande) mentre è sembrato un convinto sostenitore dell’azione dei singoli cittadini, i quali non possono rimanere semplici spettatori, ma soggetti attivi del cambiamento.
Questo è più o meno la sintesi del suo intervento. Se poi qualcuno domani si trovasse a Milano e avesse ulteriori curiosità può venire in Via Natale Battaglia 10 a togliersele una volta per tutte.
Tags: Lester Brown, Piano B 3.0





Giugno 20th, 2008 at 1:50 pm
[...] Roma, Lester Brown ha fatto tappa il 17 mattina a Torino, ospite della Fondazione Agnelli, e il pomeriggio dello [...]
Giugno 26th, 2008 at 12:59 pm
[...] questo numero si parla di Lester Brown - vi rimando anche al resoconto del suo intervento a Roma - di nucleare, piani energetici e molto [...]
Luglio 1st, 2008 at 1:20 am
Lester Brown, il suo Worldwatch Institute fu finanziato dai Rockefeller.. Peccei invece…
Ecco ad esempio quello che non dice Wikipedia. Aurelio Peccei apparteneva alla massoneria e faceva parte del Comitato dei 300 (Il Comitato fu fondato dalla Nobiltà nel 1729 per occuparsi dell’attività bancaria internazionale, dei problemi legati al commercio e per sostenere il traffico dell’oppio indiano. E’ controllato dalla Corona britannica. Comprende l’intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali. Si tratta di trecento famiglie che, generazione dopo generazione, governano il mondo sotto la supervisione di gruppi più piccoli). Una volta Aurelio Peccei confessò al suo amico Alexander Haig (Commissione Trilaterale) di sentirsi “un Adam Weishaupt incarnato” (Weishaupt fu l’uomo che ispirò i moderni Illuminati; frase citata da John Coleman in “The Cospirators’ Hierarcy: The Story of the Committee of 300, 1992, pag. 15). Peccei diresse la Fiat Concord sotto Giovanni Agnelli, massone e preminente membro del Gruppo Bilderberg nonchè del Comitato dei 300. Il Club di Roma fu fondato in realtà durante alcuni incontri nella proprietà di famiglia degli Agnelli a Bellagio (Gary Allen, The Rockefeller File). Il vero scopo del Club di Roma era ed è quello di organizzare la propaganda sulla crisi ambientale e sfruttare quest’ultima per giustificare la centralizzazione del potere (secondo il paradigma problema-reazione-soluzione), la soppressione dello sviluppo industriale sia in Occidente che nel Terzo Mondo ed il controllo della popolazione mediante l’eugenetica. Aurelio Peccei era un ferreo sostenitore del governo mondiale ed il suo Club di Roma ha messo a punto piani per riorganizzare il mondo in cinque regioni sotto il controllo di un’autorità mondiale centrale. Lo stesso studio “I limiti dello sviluppo” è stato sponsorizzato dai Rockefeller e questo ha permesso di farne 18 edizioni in 23 lingue. Questo studio è stato citato ampiamente dal mondo ambientalista a supporto delle proprie tesi. In realtà, a mio parere, il mondo ambientalista farebbe meglio a pensare che tutto ciò che proviene dal Club di Roma fa parte di un piano dell’Elite volto a manipolare il pensiero umano ed a persuadere la gente ad accettare gli scopi del Nuovo Ordine Mondiale. Potrebbero anche, gli ambientalisti, considerare il fatto che Aurelio Peccei in seguito ammise che il computer utilizzato per elaborare i loro dati e per formulare le loro tesi era stato programmato a produrre il risultato desiderato. Disse che ciò era stato fatto perchè le nazioni avevano bisogno di una “schockterapia” se si voleva far loro accettare il controllo della popolazione (Executive Intelligence Review, Special Report, Global 2000: Blueprint for genocide, pag. 16).
Approfondimenti su:
Ambientalismo di Razza
Luglio 23rd, 2008 at 2:51 pm
[...] aveva già detto Lester Brown, quando venne in Italia a presentare il suo Piano B 3.0, e ora lo ribadisce Al Gore: gli Stati [...]