Lester Brown presenta Piano B 3.0
Vi segnalo l’uscita del nuovo numero di Punto Sostenibile, la newsletter di Edizioni Ambiente.
Vi consiglio in modo particolare l’intervista realizzata da Anna Satolli a Lester Brown, direttore dell’Earth Policy Institute e autore di Piano B 3.0, in libreria a partire dal 10 giugno proprio con Edizioni Ambiente.
La prefazione dell’edizione italiana del libro è stata realizzata da Beppe Grillo.
Tags: Lester Brown, Piano B 3.0





Giugno 13th, 2008 at 3:29 pm
[...] Piano B 3.0 è in libreria, ve l’avevo già detto. Un libro che, come scrive Grillo nella prefazione, contiene “tutto ciò che dovremmo imparare e trasmettere ai nostri figli”. [...]
Agosto 4th, 2008 at 1:14 pm
Non sono daccordo con Lester Brown e il suo Piano B.
O meglio, la prima parte del libro, piena di dati , ci mette davanti ad un “prossimo futuro” tutt’altro che roseo, calo delle risorse idriche, calo delle risorsee energetiche, calo delle risorse ittiche, aumento della desertificazione e in particolare laddove c’è un costante aumento della popolazione, “fa rabbrividire” .
La seconda parte pero’, che espone il vero e proprio Piano B, non fa altro che parlare di conversione delle auto oggi circolanti con macchine ibride, e dunque aumento dell’utilizzo dell’energia elettrica, costruzione di nuovi grattacieli, e dunque avanti con le cementificazioni , ‘Riorganizzare il sistema dei trasporti ‘: I treni ad alta velocità risparmiano tanto in tempo di percorrenza quanto in energia. Chissà cosa ne pensano i nostri amici della Val Susa, e Beppe Grillo, che tanto si è
speso per questo libro, e poi, ”La produzione americana di bestiame e pollame è oggi concentrata in grandi allevamenti, e l’utilizzo degli scarti animali in digestori anaerobici per produrre metano (biogas) sta rapidamente prendendo piede”.
Bello, no? Il fatto che la popolazione USA sia la più obesa, energivora e
insostenibile del mondo, proprio a causa dell’alimentazione e dei suoi grandi allevamenti, forse per Brown è un fatto trascurabile.
Una risposta seria, più che in Brown, la troviamo in Dmitri Orlov, autore di ‘Reinventing Collapse’:
“L’idea che il problema delle troppe automobili e della troppa dipendenza dallautomobile possa essere risolto fabbricando più automobili, è assurda. La cosa più sensata da fare sarebbe quella di vietare la fabbricazione, l’importazione e la vendita di nuovi veicoli, a eccezione di alcuni specifici veicoli utilizzati per i servizi pubblici, come è stato fatto durante la seconda guerra mondiale.
Ma questo problema si risolverà da solo a un certo punto: ci vuole molta energia per costruire una macchina, e le autovetture nuove sono ancora accessibili solo perché i nuovi prezzi del petrolio non si sono ancora diffusi nell’intera economia. ”
“Un altro metodo relativamente nuovo per la conservazione del suolo è la tecnica nota come conservation tillage, [...] In pratica, invece di utilizzare i metodi tradizionali di aratura del terreno,rivoltandolo per preparare il letto di semina e quindi sradicando le erbe infestanti con metodi meccanici,gli agricoltori semplicemente inseriscono i semi forando il terreno e tengono sotto controllo la vegetazione infestante con gli erbicidi”.
Uno spot per i produttori di veleni: la Monsanto probabilmente ringrazia.
Noi, che pensiamo a un’agricoltura sostenibile e salutare, siamo invece molto perplessi.
Non un cenno alla decrescita, all’agricoltura biologica o in ogni caso sostenibile, all’alimentazione vegetariana, alle economie locali, alla solidarietà, alle comunità, agli ecovillaggi. Contravvenendo all’antico slogan ambientalista
“pensa globalmente, agisci localmente”, il nostro Brown pensa
globalmente, sì, ma agisce parimenti globalmente, come un verde convenzionale.
“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente.
Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”
(Buckminster Fuller)
Meglio la Decrescita e un’economia locale.
Deludente.
L.
Agosto 28th, 2008 at 11:56 am
Vorrei rispondere a Loris in estrema sintesi: è vero, il piano di LB ha dei limiti, dovuti al fatto che si tratta di un piano complessivo che propone linee guida generali/”globali” (fatto ribadito più volte nel corso di varie interviste), limiti che però possono e devono essere superati in sede locale (per usare la dicotomia di Loris).
Ma ha due pregi: è estremamente pragmatico e propone soluzioni (ebbene sì, redditizie) che possono essere accettate anche dalle industrie, dai decisori e dai finanziatori “importanti”. Senza i quali, scoccia ammetterlo ma è così, si può fare ben poco.
Grazie
Diego