Librinchiostro, il grande impegno dei piccoli

Vi avevo parlato pochi giorni fa di Librinchiostro, il festival delle librerie indipendenti che si tiene in questi giorni a Bologna, presso il Quartiere San Vitale.
Ho approfittato del fatto che oggi VerdeNero è ospite della manifestazione per fare una breve intervista a Raffaella Garruccio della Libreria Irnerio, una delle organizzatrici del festival.
Emiliano Angelelli: Allora Raffaella, innanzitutto spieghiamo ai lettori di VerdeNero che cos’è Librinchiostro e come nasce l’idea di un festival legata alle piccole librerie del Quartiere San Vitale
Raffaella Garruccio: Librinchiostro nasce dalla proposta fatta dal quartiere San Vitale di Bologna - uno dei quartieri più centrali, denso di popolazione universitaria ma anche di residenti - alle librerie indipendenti del territorio, per organizzare qualche iniziativa insieme. Il centro di Bologna, come quello delle altre città grandi, è infatti sempre più colonizzato dalle grandi catene, di abbigliamento in primis ma anche dalle grandi librerie. Da qui lo sforzo dell’amministrazione per difendere le specificità, e dunque pensare iniziative anche per noi librerie indipendenti.
Così a noi, che ci siamo costituiti in comitato, è venuta l’idea di pensare questo festival, che fosse ad un tempo una vetrina per mostrare alla città chi siamo e le nostre caratteristiche, ma proponendo anche iniziative culturali che fossero di arricchimento per la città stessa.
Proposte che ci somigliano: non i grandi nomi, ma la qualità che spesso sta anche nell’editoria minore e poco conosciuta, l’unica in verità che ancora fa ricerca e non si accontenta solamente della vendita certa. Un po’ come noi.
Siamo sei librerie: Libreria Delle Moline, Giuridica Edinform, Goliardica, Irnerio, Modo Infoshop, Trame.
E.A.: Da cosa nasce il nome della manifestazione?
R.G.: E’ un gioco di parole, che richiama i libri, il chiostro in cui si svolge la manifestazione… ed ecco che però salta fuori anche l’inchiostro. dei libri, appunto.
E.A.: Visto che ieri si teneva la prima giornata di appuntamenti al Quartiere San Vitale, raccontaci com’è andata. Se non sbaglio c’era Gianni Celati…
R.G.: Sì, con degli interlocutori d’eccezione, come Ermanno Cavazzoni, Alberto Bertoni e Gian Mario Anselmi. Devo dire che non solo è stato di grande spessore, ma credo abbia riconciliato molti con l’istituzione Università.
Questi intellettuali infatti hanno la voglia evidente di fare ancora ricerca, di guardare fuori e rendersi partecipi di ciò che li circonda, ed il fatto che il dipartimento di Italianistica dell’università abbia organizzato proprio con noi questa lezione per parlare del futuro dell’editoria ne è prova evidente.
Hanno dato prova, mettendosi in discussione come autori, di essere interlocutori, oltre che autori. Del resto sanno passare dalle parole ai fatti: Gianni Celati ha pubblicato i suoi due ultimi scritti con una casa editrice piccola come Quodlibet, dandole così quella risonanza che merita per il suo splendido catalogo.
E alla lezione è seguito un fitto dibattito con chi ha voluto trattenersi. E sono stati ovviamente in molti.
E.A.: Oggi si terrà l’incontro con Marco Vichi e Leonardo Gori che presenteranno Bloody Mary, insieme al reading della Compagnia Fantasma che leggerà Previsioni del Tempo di Wu Ming. Come mai avete deciso di invitare VerdeNero a Librinchiostro?
R.G.: Perchè Verdenero può essere assimilato - come casa editrice - a noi come librerie: indipendenti, magari con poche risorse, ma con molte buone idee da mettere in pratica. Che hanno bisogno del nostro sostegno di librai per essere conosciute, non potendo contare sugli ingenti sforzi economici per la promozione che mettono in atto le grandi case editrici. E’ dunque a mio parere del tutto consequenziale la loro presenza nel nostro festival, oggi.
E.A.: Che ne pensi della nostra collana e del progetto ad essa legato?
R.G.: Trovo che il progetto editoriale di VerdeNero sia una delle idee più interessanti ed originali degli ultimi tempi. Bloody Mary, affrontando il tema tragico dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento degli immigrati che si svolge davvero a pochi metri da noi, è quanto mai attuale. Ed è un dovere di tutti occuparsene, ed è mia convinzione da sempre che la letteratura civile può fare tantissimo per sollecitare la consapevolezza dei lettori.
E.A.: Pensi che Librinchiostro avrà un seguito nei prossimi anni?
R.G.: Organizzare Librinchiostro ha richiesto un grosso sforzo, strappato ai nostri impegni quotidiani in libreria che sono già ingenti. Le istituzioni, se hanno da un lato sollecitato l’iniziativa, non hanno però poi sostenuto fattivamente la realizzazione del progetto, che ha gravato tutto su di noi.
Credo che dovremo aspettare il riscontro del pubblico, per pensare da un lato ad essere interlocutori più “pesanti” per poter richiedere un sostegno più concreto per un prossimo anno, e soprattutto per darci quel ritorno che ci carichi di motivazione per poterci rimettere in gioco ancora.
Ma un riscontro lo abbiamo già avuto: una signora elegante intervenuta per ascoltare Gianni Celati, commentando il tendone bianco che copre l’area del dibattito, diceva ad un’amica che la tenda bianca “fa tanto Mantova…” Se è così, direi che di strada davanti ne abbiamo ancora molta!
Maggiori info sul blog della Libreria Irnerio
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