Bloody Mary, intervista a Marco Vichi

Marco VichiDopo la presentazione ufficiale nel corso della fiera del libro del Torino, Bloody Mary, il nuovo romanzo di VerdeNero, scritto da Marco Vichi e Leonardo Gori, esce oggi in libreria.

E in occasione dell’uscita ho realizzato un’intervista a uno dei due autori, Marco Vichi.

Buona lettura.

Emiliano Angelelli: Mi viene spontaneo iniziare così. Com’è nata l’idea di collaborare con VerdeNero e soprattutto come mai un romanzo scritto a quattro mani con Leonardo Gori?

Marco Vichi: Mi è piaciuta subito la forte motivazione che animava la collana VerdeNero, e così mi sono fatto avanti per chiedere se mi volevano. L’idea di “raccontare” i soprusi (umanizzando i protagonisti e le loro vicende attraverso le modalità del romanzo) mi è sembrata originale e molto efficace per esporre quelle tematiche. Ma per i mille impegni che ho non ce l’avrei fatta a scrivere da solo un intero romanzo, così ho chiesto se potevo scriverlo insieme a un amico scrittore e la cosa è piaciuta. All’inizio con Gori pensavano di scrivere due storie separate che avessero però un legame, poi è nata l’idea di fare un romanzo a quattro mani.

E. A. : La genesi delle due storie distinte legate ai personaggi di Bloody Mary, Marek e Aleya, è stata studiata a tavolino o è nata casualmente?

M. V. : All’inizio abbiamo deciso di raccontare la storia di due persone che alla fine dovevano conoscersi, poi abbiamo scelto i personaggi, abbiamo deciso chi scriveva l’’una e chi l’altro… e ci siamo messi a scrivere.

E. A. : Bloody Mary è stato presentato ufficialmente nel corso della Fiera del libro di Torino. Ma visto che molti non hanno avuto la possibilità di venire a Torino, raccontaci com’è andato l’aperitivo con l’autore di sabato.

M. V. : Be’, si è fermata un sacco di gente, ma allo stand di Edizioni Ambiente era una cosa normale. Certo che avere anche parmigiano salame e vino non era male!

E. A. : Entrambi i personaggi di Bloody Mary raggiungono l’Italia inseguendo il miraggio del lavoro e del benessere, ma finiscono per ritrovarsi in situazioni poco piacevoli. A prescindere dal giudizio politico legato all’immigrazione, quanto ritieni sia grave la situazione italiana? E soprattutto vedi una via d’uscita da questo stato di cose?

M. V. : In realtà solo Marek, il polacco di Cracovia, scende in Italia volontariamente. Aleya, la ragazza nigeriana costretta a prostituirsi, viene venduta e rivenduta finché approda nel nostro Bel Paese. Per quanto riguarda l’immigrazione, credo che chi nasce su questo mondo debba poter andare dove vuole. Ma qui si tratta di altro: si fugge dalla miseria per inseguire un sogno, e non c’è modo di fermare una spinta del genere se non creando ricchezza nei paesi che l’occidente ha sfruttato e affamato per molto tempo. Se continua così, prima o poi ci sarà una immensa – e giusta – guerra dei poveri. La terza guerra mondiale me la immagino proprio così.

E. A. : Marek e Aleya simboleggiano due forme di immigrazione diverse, quella dell’Est europeo dopo la caduta del Muro di Berlino e quella che proviene dall’Africa della povertà estrema. E allo stesso tempo lo sfruttamento maschile, che riguarda il lavoro pesante (in questo caso la raccolta dei pomodori), e quello femminile legato alla prostituzione. Ma in fondo, di fronte allo sfruttamento siamo tutti uguali… Una forma di democrazia all’inverso?

M. V. : La cosa che più inorridisce è che la schiavitù sia ancora tra noi, condannata dalle leggi e dalle parole. Mi domando: tutti sanno che le ragazze nigeriane che vediamo lungo le provinciali fin dalla mattina sono schiave… come mai la Giustizia italiana non se ne occupa?

E. A. : La questione sicurezza è diventato un problema all’ordine del giorno, al punto da trasformarsi in ago della bilancia nelle elezioni politiche (vedi le comunali di Roma). Quanto credi che si tratti di strumentalizzazioni? Non è forse più grave la situazione in cui vertono la maggior parte degli immigrati, costretti spesso a lavori umilianti, lavori sui quali esiste un giro d’affari enorme e sui quali le mafie si arricchiscono?

M. V. : Forse non solo le mafie. In quanto all’uso strumentale di certi episodi di violenza: negli stessi giorni in cui il rumeno uccise quella signora, un ex generale dell’esercito si barricò in casa con i sacchi di sabbia e si mise a sparare dalla finestra uccidendo una persona, ma nessuno ha pensato di cacciare dall’Italia tutti i generali in pensione, così come nessuno ha mai pensato di espellere tutti gli adolescenti dopo la strage di Novi Ligure. A commettere le azioni sono sempre e solo gli individui, sarebbe bene non dimenticarlo. Chi generalizza ha qualche frustrazione da sfogare.

E. A. : Quanto credi sia importante sostenere un progetto come VerdeNero? E soprattutto quanto è importante per il mondo della piccola e media editoria dimostrare che, se supportati da un progetto degno di essere chiamato tale, anche una piccola (ndr Edizioni Ambiente) può farsi spazio tra le grandi?

M. V. : Se è vero che “si scrive sempre contro qualcuno”, con VerdeNero il nemico è ben chiaro e combatterlo a colpi di parole dà la sensazione – forse illusoria – di fare qualcosa di concreto contro i sopraffattori. Non è difficile per chi scrive romanzi “sposare” un progetto del genere. Per me è stata un’esperienza che non dimenticherò molto presto.

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2 commenti a “Bloody Mary, intervista a Marco Vichi”

cristina Dice:

“A commettere le azioni sono sempre e solo gli individui, sarebbe bene non dimenticarlo. Chi generalizza ha qualche frustrazione da sfogare.”
… Interessante, ma non credo che si possa ricondurre il tutto a banali “frustrazioni” personali. Qui c’è in ballo molto di più… sui media si sente parlare di “zingari”, “slavi” “extracomunitari” che commettono i più truci reati.
Questo è un serio problema di comunicazione e di conseguente (dis)informazione…

emiliano Dice:

bé, allora una cosa del genere bisognerebbe spiegarla ad Alemanno… Io non so cosa sta succedendo nelle altre città d’Italia, ma a Roma è partita la caccia all’extracomunitario con ronde e controlli… in questa società degli individui frega veramente poco a tutti

almeno pare

ciao

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