Napoli brucia tra i rifiuti

rifiuti NapoliL’avevo scritto qualche giorno fa: Napoli è letteralmente invasa dai rifiuti. E la situazione non accenna a migliorare, anzi si preparara a peggiorare irrimediabilmente nel corso delle festività natalizie, momento di picco massimo nella produzione di immondizia. Attualmente in strada ci sono circa 2300 tonnellate di spazzatura e la gente, esausta, ha ripreso con la deprecabile pratica di appicare roghi. La notte scorsa sono stati una settantina gli interventi dei Vigili del Fuoco soprattutto nella provincia di Napoli. E intanto, mentre la diossina si libera nell’aria, si sta studiando una soluzione per risolvere il problema, ovvero dove stoccare le ecoballe prodotte dagli ex-impianti di Cdr (combustibile da rifiuto), situazione aggravata alla mancanza di discariche dove smaltire gli scarti della lavorazione. Mi rendo conto che la situazione è complessa, ed è difficile esprimere un giudizio, soprattutto per il giro di affari (dicesi Ecomafia) che ruota intorno allo smaltimento dei rifiuti. Ma qualcuno ha mai pensato di rimboccarsi le maniche e differenziare i rifiuti, invece di continuare a trovare soluzioni effimere a problemi che ruotano intorno al grande business della monnezza incenerita? Visto che l’emergenza dura ormai dall’inizio degli anni ‘90, mi chiedo veramente se il problema lo vogliono risolvere oppure no. Foto Ansa.

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2 commenti a “Napoli brucia tra i rifiuti”

Achille della Ragione Dice:

Napoli brucia

da alcuni giorni Napoli brucia senza sosta a tutte le ore, bruciano in cento luoghi i cumuli di spazzatura, ai quali cittadini inferociti appiccano le fiamme innalzando roghi sacrificali generatori di micidiale diossina, ardono i campi rom, situati nella disperata periferia cittadina, ad opera di criminali applauditi da una folla divenuta intollerante e xenofoba, bruciano “e cervelle” a tutti i napoletani che, stretti tra rifiuti ubiquitari, criminalità diffusa, traffico impazzito e disoccupazione da record, vedono la loro città abbandonata ad un destino atroce, ma soprattutto va in fumo definitivamente una grande e gloriosa capitale dopo 2500 anni di storia invidiata, che non ha conosciuto né il ghetto, né l’Inquisizione, costretta ad un’esistenza da quarto mondo senza speranza di riscatto o di redenzione.
Il fuoco ha sempre rappresentato un segno di purificazione e di rigenerazione, dalla Bibbia alle antiche vestali romane, ma le fiamme napoletane sono quelle dell’inferno dantesco, simbolo di un castigo divino al quale non ci si può opporre, producono solo cenere e distruzione.
La furia devastatrice che si sta scatenando in questi giorni è sintomo di un malessere che ha colpito il cuore pulsante e la stessa anima tollerante della città.
Gli zingari non sono i soli disperati che vivono ai margini della società, vi sono moltitudini di accattoni, di senza casa accampati all’addiaccio, di sbandati che vivono alla giornata, di disoccupati costretti ad una minacciosa quanto sterile protesta.
Attenti che non venga in mente a qualcuno che si possa risolvere questo ed altri problemi scatenando un gigantesco falò.
Achille della Ragione

rafpagnotta Dice:

sarebbe ora che La borghesia Napoletana si assumesse delle responsabilità che storicamente non si è mai assunta.
nel gigantesco falò ci metterei tutti coloro che si sono sempre sentiti dei Padreterni approfittando dell’impunità della legge in quanto tale e della mancanza di cultura civica che loro stessi hanno contribuito affinche non si evolvesse per fare (a danno dell’immagine della città) i cazzi loro.

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