La disinvoltura dell’ecomafia
A volte le condanne sono un monito per la criminalità organizzata, ma sono allo stesso tempo anche un inquietante esempio dell’assoluta spregiudicatezza e del disinteresse per l’ambiente con la quale questi loschi figuri agiscono. E’ il caso di tre pseudo imprenditori che avevano organizzato, a partire dal 2001, un traffico di rifiuti tossici nella Murgia, in Puglia, con l’implicita collaborazione di proprietari di terreni, produttori e trasportatori di rifiuti. Rifiuti che venivano smaltiti e bruciati su terreni destinati alla coltivazione di foraggi per animali, ma anche di cereali e prodotti ortofrutticoli, nella zona di Santeramo in Colle, Valenzano, Corato e Modugno, in provincia di Bari. La tattica era questa: i faccendieri contattavano piccole società e agricoltori in difficoltà economica, che in cambio di denaro accettavano di smaltire queste schifezze sui loro terreni. Un vero attentato alla salute delle persone e dell’ambiente perché i rifiuti speciali smaltiti contenevano elevate concentrazioni di metalli pesanti, tutti altamente inquinanti e bioassimilabili, come cromo, cadmio, nichel e piombo. Gli “imprenditori”, grazie all’operazione “Murgia violata”, sono stati condannati a scontare pene che oscillano da uno a tre anni oltre che a pagare 93 milioni di euro al ministero dell’Ambiente e 90 milioni di euro a ciascuna delle due associazioni ambientaliste (Wwf e Vas) che all’epoca si costituirono parte civile nel processo. Altro da aggiungere? L’incapacità di abituarmi ad accettare la disinvoltura con cui tali gesti vengono compiuti. Leggi la notizia su Punto Sostenibile. Foto Flickr.
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